Consiglio Europeo, Meloni fiducia (con riserva): sparisce il RearmEu ed esplode la polemica | Video

mercoledì, 19 Marzo 2025
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La giornata politica a Montecitorio è stata caratterizzata da un acceso dibattito sulle comunicazioni della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in vista del Consiglio europeo di Bruxelles. Il confronto tra maggioranza e opposizione si è concentrato principalmente su due temi: il sostegno all’Ucraina e la proposta europea di rafforzare l’industria della difesa attraverso il piano Rearm EU.

Se da un lato il governo ha ottenuto la fiducia della sua maggioranza con 188 voti favorevoli, dall’altro le opposizioni hanno attaccato duramente la premier, accusandola di non avere un mandato chiaro per negoziare a Bruxelles. L’assenza di un consenso pieno all’interno della stessa coalizione di governo ha reso ancora più tesi gli equilibri, con la Lega che ha espresso forti riserve sul piano di riarmo europeo e sul rischio di un aumento del debito per finanziare l’industria militare.

Meloni e il Consiglio europeo: sostegno all’Ucraina e difesa comune, ma è davvero così?

Nel suo intervento alla Camera, Giorgia Meloni ha ribadito la linea del governo sulla politica estera, sottolineando il ruolo dell’Italia all’interno dell’Unione Europea e della NATO. La premier ha confermato il sostegno all’Ucraina “per tutto il tempo necessario”, ma ha anche sottolineato che l’Italia vuole contribuire alla costruzione di una pace basata sui principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale.

Meloni ha poi affrontato il nodo della difesa comune europea, dichiarando che l’Italia non si tirerà indietro rispetto agli impegni presi con gli alleati, ma che le modalità di finanziamento della difesa vanno discusse attentamente: “Tra Unione Europea o gli Stati Uniti? Io sto con l’Italia”, ha affermato, lanciando un chiaro messaggio al Partito Democratico.

Non sono mancati gli attacchi all’opposizione, con parole particolarmente dure rivolte al Movimento 5 Stelle, accusato di ipocrisia sulla questione delle spese militari: “Si dichiarano anti-militaristi, ma Giuseppe Conte, quando era presidente del Consiglio, ha aumentato le spese per la Difesa”.

Sul fronte internazionale, la premier ha mostrato prudenza nel commentare le interlocuzioni tra Donald Trump e Vladimir Putin, riconoscendo che “ci sono spiragli di pace”, ma che è necessario attendere l’evoluzione delle trattative. La polemica sul Manifesto di Ventotene è esplosa dopo l’intervento di Giorgia Meloni alla Camera, dove la premier ha criticato l’uso politico che la sinistra farebbe del documento fondativo del federalismo europeo. Meloni ha affermato che il manifesto non giustifica “una visione tecnocratica e centralista dell’Unione Europea” e che il suo governo difende un’Europa di Stati sovrani, in contrapposizione all’idea di un superstato europeo. Le sue parole hanno scatenato la reazione dell’opposizione, con Angelo Bonelli (AVS) che ha definito “indecente” la pubblicazione del discorso della premier sui social, accusandola di attaccare i principi democratici. Anche Conte e Schlein hanno chiesto a Meloni di chiedere scusa ai padri fondatori dell’Europa, con il leader penta stellato che ha sottolineato “Una polemica montata ad arte per distrarre dalle tensioni della maggioranza”.

Il dibattito sulla difesa europea è stato il fulcro della giornata, con la premier che ha ribadito l’importanza di un’Europa più forte sul piano militare, ma ha anche posto l’accento sulla necessità di tutelare la sovranità nazionale nelle scelte strategiche.

Maggioranza compatta, ma con sfumature diverse

Nonostante le tensioni, la maggioranza ha mostrato un fronte unito nel difendere la linea del governo. Forza Italia si è schierata apertamente a favore del piano di sicurezza promosso dalla Commissione Europea. “La Presidente del Consiglio Meloni ha pieno mandato da parte di Forza Italia per approvare il progetto di sicurezza della presidente Ursula von der Leyen”, ha dichiarato il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, intervenendo a margine di un evento presso la Fondazione De Gasperi a Roma come raccolto dai microfoni de Lo Speciale. Tajani ha sottolineato la necessità di un coordinamento più efficace delle forze armate europee, ribadendo la visione europeista del suo partito: “Forza Italia crede nell’esercito unico europeo come crede negli Stati Uniti d’Europa”.

Più cauto, invece, l’altro vicepremier Matteo Salvini, che, parlando da Bruxelles, ha ribadito la priorità dell’interesse nazionale italiano: “Meloni ha il mandato per difendere l’interesse nazionale italiano. Non penso che quello di cui sta parlando qualcuno a Bruxelles corrisponda all’interesse nazionale italiano, ma neanche all’interesse dei cittadini europei”. Il leader della Lega ha poi attaccato le ipotesi di spesa per l’industria militare: “Si parla di 800 miliardi di armi, ma in questo momento è l’ultima cosa su cui investire. Noi vogliamo che Europa, Stati Uniti e Occidente siano protagonisti di pace e di disarmo, come dice il Santo Padre”.

Meloni, dal canto suo, ha cercato di mediare tra le posizioni: ha garantito che l’Italia non si tirerà indietro rispetto agli impegni presi con gli alleati, ma ha anche precisato che le modalità di finanziamento della difesa comune vanno discusse con attenzione. L’idea del governo è quella di favorire un modello basato su investimenti privati e fondi europei, piuttosto che sull’indebitamento diretto degli Stati membri.

Nel dibattito alla Camera, il capogruppo della Lega Riccardo Molinari ha espresso forti riserve sul piano Rearm EU, mettendo in dubbio le reali motivazioni economiche dietro l’iniziativa. “L’economia tedesca è ferma e stagnante da mesi perché si è auto-castrata con le politiche del Green Deal e con l’ecologismo ideologico”, ha dichiarato Molinari, sottolineando il rischio che il riarmo europeo diventi un pretesto per rilanciare l’industria militare tedesca con il debito pubblico degli altri Paesi. “Non siamo contrari all’aumento della spesa per la difesa, ma vogliamo partire dalla proposta del ministro Giorgetti all’Ecofin, che punta sugli investimenti privati invece di autorizzare 800 miliardi di euro in debito, che poi peserebbero sui bilanci nazionali”, ha avvertito il deputato leghista. “Sarebbe complicato per tutti raccontare ai cittadini che possiamo spendere 30 miliardi di euro per il riarmo e non per scuole, stipendi dei sanitari, pensioni. Non possiamo permettercelo”.

Duro anche l’intervento del capogruppo di Fratelli d’Italia, Galeazzo Bignami, che ha attaccato frontalmente l’opposizione, in particolare la segretaria del Pd, Elly Schlein. “Onorevole Schlein, a chi le scrive i discorsi qualche giorno prima di quando viene in Aula, inizi a spiegare che noi abbiamo sempre difeso l’Italia e il Tricolore, e non accettiamo lezioni da chi, come voi, andava a baciare la pantofola di qualche potente, proprio in Russia, da cui magari qualcuno di voi vorrebbe tornare”, ha dichiarato Bignami. Il deputato di FdI ha poi accusato il centrosinistra di essere incapace di proporre alternative concrete: “Nonostante il ricco catalogo dell’ordine dei lavori del Consiglio europeo, non abbiamo sentito una parola di proposta. L’unica cosa che vi accomuna è l’odio per Giorgia Meloni. Nel momento in cui dovete formulare una proposta, non ne siete capaci”. Intercettato da Lo Speciale Giovanni Donzelli ha invese sottolineato a Lo Speciale come Giorgia Meloni abbia “Ricevuto un mandato pieno come dimostra il voto e la maggioranza è compatta”.

Opposizioni all’attacco: Meloni senza mandato chiaro

Dall’altro lato dell’emiciclo, le opposizioni hanno accusato Meloni di non avere una linea chiara sul piano Rearm EU e di essere stata “commissariata” dai suoi stessi alleati. La segretaria del Pd Elly Schlein ha evidenziato le contraddizioni della maggioranza: “Oggi è successa una cosa grave. La Lega ha detto che Meloni non ha il mandato per approvare il piano Rearm EU a Bruxelles. È stata commissariata e non ha agibilità politica. Avete tre posizioni diverse”.

Critico anche Giuseppe Conte (M5S), che ha attaccato il governo per la sua presunta passività nelle trattative di pace: “Meloni ha tirato fuori l’idea più balzana: applicare l’articolo 5 della NATO all’Ucraina, che però è fuori dalla NATO. Vi rendete conto che siete pericolosi?”.

Sul tema è intervenuto anche Carlo Calenda (Azione), accusando il governo di incoerenza: “Tre anni fa ci avete riso in faccia quando parlavamo di una svolta negoziale. Ora Trump dice che non si può battere militarmente la Russia e voi cosa fate? Rida in faccia a Trump, se ne è capace”.

Infine, Angelo Bonelli (AVS) ha attaccato Meloni per la sua decisione di lasciare il dibattito in aula senza affrontare il tema delle divisioni interne alla maggioranza: “Meloni fugge dal dibattito parlamentare perché sa che la sua coalizione è spaccata. Siete in quei banchi grazie ai padri fondatori della Repubblica, eppure la premier continua a picconare i principi della democrazia”.

Verso il Consiglio Europeo: quali saranno le scelte di Meloni?

La premier si presenterà a Bruxelles con il mandato della sua maggioranza, ma con sfumature diverse tra i suoi alleati. Se Forza Italia sostiene apertamente il piano europeo per la sicurezza, la Lega mantiene una posizione più prudente, temendo un eccessivo coinvolgimento economico dell’Italia.

Meloni dovrà quindi muoversi con cautela nel confronto con i partner europei, cercando di difendere la centralità dell’Italia senza compromettere l’equilibrio interno alla sua coalizione. Resta da vedere se riuscirà a mantenere la compattezza della maggioranza anche nelle prossime settimane, quando il tema della difesa comune tornerà al centro dell’agenda politica europea.

Il video con le reazioni alle comunicazioni di Meloni di maggioranza e opposizione

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