Ogni processo politico prepara quello successivo. L’arrembante e imbarazzante incompetenza dei grillini al governo e l’atteggiamento notarile, classista, elitario e privo di idee del Pd, ha portato inesorabilmente al bisogno di Draghi, all’esigenza di assegnare e consegnare il governo della pandemia, della campagna vaccinale e dell’economia a un esperto, non importa di quale lobby e con quale impostazione, ma esperto.
La stessa comunicazione di Conte, incentrata sugli effetti speciali-napoleonici, architettata e gestita da Casalino, ha creato le condizioni per una diversa comunicazione, sobria, pratica, asciutta. Quella attuale di Palazzo Chigi. Ed è secondario se tutto questo lo ha già incarnato Monti, dopo la demonizzazione di Berlusconi (la mistica dello spread), e sappiamo anche come è andata a finire. Gli italiani e i media (interessati), come noto, hanno la memoria corta.
E come andrà a finire con l’uomo della Bce? Per ora il suo prestigio, il suo carisma e la sua esperienza stanno unendo partiti ormai allo stremo, senza più sangue nelle vene, senza visioni alte e ridotti a meri enti commerciali che occupano un brand e si limitano a soddisfare unicamente i loro target di riferimento. Nel quadro e nel perimetro di un consenso e di identità ormai liquide e tutte evanescenti: reggono per una sola stagione, raggiungono il massimo e poi si frantumano, si dissolvono.
La maggioranza draghiana ha consentito di costituire il governo e sarà certamente l’apripista della maggioranza presidenziale che verosimilmente servirà allo stesso premier per salire al Colle o per preparare la scena alla Cartabia, la prima donna che forse sarà il nuovo presidente della Repubblica.
Gli uomini di governo sono amici personali di Draghi (da Giorgetti a Brunetta), sono in linea con la sua strategia (i ministri fondamentali per gestire il Recovery e l’economia), o con Mattarella (ministri degli Interni, degli Esteri, della Salute).
Quanto durerà la luna di miele? Il tempo per scrivere il Recovery e varare qualche provvedimento, tipo Decreto Sostegni (siamo passati dalla parola ristori a sostegni, emblematica di un indubbio cambio di passo). Draghi ha detto che questo è il tempo di dare e che se la Ue non garantisce, faremo da soli. Un segnale vicino a Salvini che continua a fare il Capitano di lotta e di governo.
Una vicinanza post-sovranista che sta indisponendo la sinistra, che non sa come fare per recuperare il proprio consenso storico e sanare le tante, troppe ferite interne. E cosa ha trovato di meglio Letta? Riesumare vecchi cavalli di battaglia ideologici che confermano la lontananza dei dem dalla realtà: il voto ai sedicenni, lo ius soli e la polemica contro la Lega sullo stralcio delle cartelle esattoriali.
Ricevendo un’adeguata e speculare risposta da Salvini: “Stai sereno Enrico”, medesima frase-trappola che Renzi gli dedicò, qualche giorno prima di defenestrarlo.
E se il Pd piange, Iv non ride. Renzi è stato il protagonista assoluto degli ultimi mesi e pare non voler incassare il tesoretto della sua azione. Ha consentito la nascita del governo giallorosso, impendendo l’asse Salvini-Zingaretti che preferivano andare al voto; ha mandato a casa Conte e ora se ne va a spasso per il mondo, coltivando ambizioni da Onu, e nella sua assemblea ha rivolto un appello a Letta (suo nemico) di scrollarsi di dosso l’altro suo nemico, Conte, che si appresta a guidare il futuro Movimento2.0, liberale, moderato ed ecologista.
Cosa improbabile; primo, perché il nuovo reggente dem non si fida di Renzi, e secondo, perché vuole ricostruire un nuovo Ulivo prodiano con i 5stelle e Leu, reintroducendo il sistema elettorale maggioritario (un guaio per Iv, data al 2-3%).
Dove andrà Renzi? Visto che il centro è occupato da Conte e da Letta? Non può volare all’estrema sinistra, gli resta dunque l’area forzista-liberale. Ma sembra impossibile che Berlusconi ceda lo scettro moderato, proprio ora che anche la Lega l’ha seguito su tale strada.
Ma comunque vada, una cosa è certa: dopo la prima fase tecnica, la politica sta riprendendo piede, e al momento nel modo peggiore. E stanno cominciando i giochi all’ombra di Draghi. Un equilibrio precario che alla lunga potrebbe destabilizzarlo.



