In migliaia in diverse città, dagli Usa all’Italia, sono scesi in piazza al grido di “No-Kings”. Segno di una sensibilità internazionale che comincia a prendere il largo. E che assume contorni diversi suscettibili di ogni declinazione.
A parte, la grancassa mediatica tutta favorevole, ovviamente interessata a pompare un fenomeno di mero dissenso rispetto a chi non gradito, anzi odiato, comanda oggi; molla assolutamente fisiologica, specialmente in un momento come questo, così delicato, dalle guerre, alle nuove posture politiche dei leader emergenti e dominanti, dalle crisi energetiche fino alla costruzione plastica di un nuovo ordine mondiale, basato, come del resto è sempre stato, sulla forza annunciata e dichiarata e non sulle coperture o gli alibi ideologici, tipo il bene, la fratellanza, l’esportazione della democrazia, la tutela dei diritti civili.
A parte ciò (le strumentalizzazioni della sinistra politica, intellettuale, giornalistica), i “No Kings anti-destra globale” sono l’espressione di due errori di fondo.
Il primo, non tengono conto della realtà vera. La pace e la guerra non sono valori morali, religiosi, ma condizioni storiche.
Non si affermano o si respingono con postulati astratti, infantili e utopistici, tipo il mondo migliore, l’umanità virtuosa, il paradiso sulla terra (impostazione mentale che vede una sorta di alleanza residuale tra certo progressismo e certo cristianesimo “senza Cristo”).
Chi invece, si occupa della realtà, l’analizza e ci mette le mani, deve parlare di “pace possibile” e appunto, “realistica”. E ciò presuppone un vincitore e un perdente sul campo, al di là dei valori etici e generici. Schema da applicare per l’Ucraina, per Gaza e l’Iran.
Come dire, che gli Usa (e gli alleati) hanno vinto la seconda guerra mondiale perché nel giusto e non perché più forti.
Secondo errore, la parola No Kings à un’autentica idiozia e un falso oggettivo. Se la rapportiamo al dato concreto, i re non c’entrano nulla. C’è in questa definizione, un odio preconcetto e psicologico verso le monarchie assolute del passato, sinonimo di dittatura.
Mentre le monarchie presenti attualmente nel mondo, al contrario, sono presidio di democrazia e libertà. In Occidente, dall’Inghilterra alla Spagna, dalla Danimarca alla Svezia, dalla Norvegia al Belgio e Olanda e via dicendo. Esempi alternativi proprio a quei sovranismi guerrafondai che il popolo dissidente di ieri intende condannare.
Semmai, ecco il punto, da “No Kings”, il nome dovrebbe cambiare in “No-presidents”, visto che l’oggetto delle contestazioni pacifiste sono proprio le repubbliche parlamentari, presidenziali o autocratiche post-comuniste, come quelle guidate da Netanyahu, Trump e Putin.
Ma il politicamente corretto e il pensiero unico non vogliono colpire le repubbliche sinonimo obbligato e obbligatorio di progresso. Preferiscono rievocare Re Sole e il fascismo. Spettri comodi negli armadi della coscienza collettiva.



