Iran. Duello Rutte-Crosetto sui voli. Ma l’opacità italiana non è nuova. I precedenti

giovedì, 25 Giugno 2026
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Il primo parla di 500 voli Usa contro l’Iran partiti dall’Italia. Il secondo nega, definendoli voli secondari e semmai 200. Chi ha ragione: il segretario generale della Nato Rutte o il ministro Crosetto? Tutti e due o forse nessuno. D’altra parte, la storia d’Italia parla chiaro. Anzi, ci parla in chiaro-scuro.
Da un lato, conosciamo benissimo la provenienza professionale (legittima) del ministro della Difesa, tutta centrata a preparare gli armamenti per difenderci dall’orso sovietico (si legga mistica della guerra fredda), al punto che di fronte alle richieste sacrosante della premier Meloni di considerare nella flessibilità del patto europeo di stabilità non solo come si è verificato al tempo del Covid, ma anche per gestire la crisi energetica, dovuta alla guerra contro l’Iran (concessione, come noto, vincolata, da parte di Bruxelles, al green), ha litigato col ministro Giorgetti, pur di non rinunciare all’aumento delle spese militari.
Dall’altro, Rutte ha tentato di ricucire i rapporti con Trump con una narrazione enfatica e inclusiva. Comprendiamo le sue ragioni: conciliare gli interessi europei con le politiche geo-economiche espansionistiche del tycoon. E pure per rimediare allo scontro internazionale tra la Meloni e il presidente Usa.
A questo punto non si capisce quale possa essere la verità, al di là delle appartenenze e interpretazioni manichee da opposte tifoserie. Perché se è chiaro che la Meloni ha tentato di tutto pur di fare pace con Trump (anche con posture esagerate, come emerge dai video), rimproverata per averlo abbandonato, per non averlo seguito nella folle guerra contro Teheran, per aver difeso il papa e non aver concesso le basi di Sigonella, come fece a suo tempo Craxi, la rissa mediatica tra i due, alla luce del fatto che Palazzo Chigi ha concesso 500 voli all’azione in generale, sembra cambiare schema: essere una farsa. Un abile gioco delle parti.
Ma non siamo complottisti.
Una cosa però, è manifesta: vero o verosimile. Anche se fosse autentica la posizione della Meloni (e non abbiamo elementi per dire il contrario), l’Italia nella storia si è sempre distinta per strategie opportunistiche da piccola furbizia strapaesana: stare con gli Usa, col Patto Atlantico, con la Nato e poi sottobanco fornire informazioni alla Francia sul volo di Gheddafi (da qui la strage di Ustica). E ancora: parteggiare per gli Usa e per Israele e poi sottobanco fare un patto con l’Olp di non belligeranza sul suolo italiano. Tradotto: passaggio libero dei loro uomini, ma senza mai fare attentati da noi (leggere le verità di Cossiga in merito).
Quindi, nessuna meraviglia se critichiamo la guerra “interessata” di Netanyahu e di Trump che, a conti fatti, hanno rafforzato militarmente ed economicamente il regime teocratico degli ayatollah, e poi concediamo i nostri voli.
Ah, d’accordo, si tratta di voli di ricognizione e di appoggio “tecnico-logistico”. Stessa giustificazione di D’Alema (approvvigionamento di carburante) quando fornì il supporto alla guerra in Kosovo.

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