Sorpresa nell’uovo di Pasqua: governo Salvini-Di Maio (ecco il programma)

Politica

Questa settimana che precede la Pasqua, sarà fondamentale per decantare la tensione e le manovre che hanno portato alla scelta dei presidenti di Camera e Senato. E sarà fondamentale per confermare o smentire l’asse Lega-5Stelle che dovrebbe generare la formazione del nuovo governo.

  • Il primo giro esplorativo spetterà, molto probabilmente, alla presidente del Senato e vedremo se la Casellati, donna fedele nei secoli a Berlusconi, si collocherà nel nuovo solco politico, creando a Salvini le condizioni per esprimere un suo esecutivo, o si metterà di traverso.
  • E bisognerà vedere come risponderà Di Maio (che comunque rappresenta il primo partito in Italia): se farà tattica, come ha dimostrato di saper fare, o sparerà subito le sue carte. Grillo, dal canto suo, ha lanciato un segnale non da poco nei confronti di Salvini. Se ci si può fidare di lui, perché mantiene le promesse (a differenza di Berlusconi), è logico che lo schema (il nuovo bipolarismo) potrà continuare.
  • Berlusconi, nel frattempo, sembra unicamente impegnato a saldare i pezzi doloranti della sua Forza Italia. Sul Corriere della sera ha fatto capire senza mezzi termini che opererà un forte cambiamento del partito, lui lo chiama rinnovamento, basato sulla meritocrazia, il radicamento dei giovani sul territorio e le persone fedeli. Ecco, il punto è proprio questo: la fedeltà. Segno che ormai la corsa verso la Lega da parte di molti azzurri è cominciata (sindrome Toti). E segno che il Cavaliere ce l’ha a morte con il suo cerchio magico (Ghedini, Brunetta, Letta, Tajani), come si evince dalla denuncia della Di Girolamo, circa la cattiva gestione delle fasi concitate che passeranno alla storia (la questione-Bernini, l’ostinazione su Paolo Romani etc).
  • Salvini sa perfettamente che il centro-destra, modello 1994, a guida berlusconiana, è finito. E che sta cominciando l’era di un nuovo centro-destra, modello Le Pen, dove non c’è spazio per i cosiddetti moderati, e dove immigrazione, sicurezza, anti-Ue, ricette economiche alternative, saranno il collante. Ma per il momento, sul tavolo dei giochi, gli conviene esprimere ancora la forza numerica della “sua” coalizione che prevede anche la presenza di Silvio, che i grillini non accetteranno mai. Salvini, ben presto, quindi, si troverà ad un bivio: il centro-destra con 50 parlamentari da acquisire sperando in un ripensamento istituzionale da parte del Pd, dei ribelli, dei “collisti”, amici del Colle (di Mattarella), o la definitiva rottura col centro-destra e l’avvio di un governo populista2.0 con i 5Stelle (e qui sarà importante vedere cosa farà la Meloni). Matteo opterà per il primato della coalizione (governo di centrodestra+Pd) o per il primato del partito (governo Lega-5Stelle)?

Verderami, in proposito, sempre sul Corriere, parla di un terzo attore, di una terza figura che potrebbe conciliare i due giovani leader (Salvini e Di Maio). Una sorta di staffetta disorganica capeggiata da un arbitro: altrimenti l’altra risposta sarebbe un governo istituzionale voluto dal presidente, dove sarà importante per i due partiti, non partecipare, pena la perdita drastica dei consensi (il loro obiettivo ovviamente, è l’opposto).

Salvini e Di Maio, al di là delle omelie degli osservatori politicamente corretti, hanno dei punti in comune, che potrebbero essere il punto di partenza di un loro esecutivo (basta assemblare e rimodulare alcune parole chiave che stanno usando nelle loro interviste, dando l’impressione di un dialogo già nei fatti): lotta agli sprechi della politica, moralizzazione della vita pubblica, stretta sui migranti, sicurezza, critica verso la Ue, le caste, mediazione (non facile) tra le sue ricette economiche, il reddito di cittadinanza e la flat tax, per conciliare il nuovo Welfare e la produttività del Nord.

Dovranno crederci e avere coraggio. Ma soprattutto evitare gli agganci gattopardeschi dei perdenti che lavorano sotto; sempre in pista per tornare vincenti: Fi e il Pd.

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