Migranti-Israele. Con sinistra, Italia pattumiera d’Europa. Con Salvini e Di Maio?

Politica

Caso migranti-Israele. Delle due l’una. O Netanyahu, il premier israeliano, ci ha provato; o ci sono accordi sotterranei (formalmente smentiti) che i nostri governi (in primis, Gentiloni) hanno sottoscritto in passato, garantendo la disponibilità ad ospitare, insieme a Germania e Canada, una parte dei 16.520 migranti (già sballottati dai beduini del deserto come fossero cose equiparabili ai loro commerci, tipo la droga e le armi). E chi si è fatto garante di questo accordo (molto ideologico)? L’Unhcr, l’Alto Commissario per i rifugiati delle Nazioni Unite.

Siamo alle solite: è la consueta e sperimentata doppia faccia della nostra sinistra di governo. Da una parte, valorizza l’azione di Minniti che sembra un Salvini progressista; dall’altra, organica alla Ue e al globalismo, consolida una visione finto-umanitaria, in realtà sbracata e disastrosa, che ha portato l’Italia ad essere la pattumiera d’Europa, il ricettacolo privilegiato di ogni migrante che soggiorna da noi in condizioni disperate (subendo trattamenti quasi da schiavo), il più delle volte delinque o viene messo nelle condizioni di delinquere, incrementando la criminalità (dal traffico di droga a quello della prostituzione), non inserendosi affatto nella legalità e nel nostro stato di diritto, non adeguandosi ai nostri valori, e spesso scegliendo il nostro paese come una rotta di passaggio, dove tornare, magari dopo aver aderito anche all’integralismo islamico.

Gli ultimi arresti in tal senso, confermano infatti, l’assunto che anche l’Italia non è esente dall’ospitare personaggi radicalizzati e a rischio, che arrivano e tornano (dopo essere stati espulsi) dai famosi barconi, che la sinistra non voleva assolutamente vedere.
Ma il tema in questione non è soltanto la politica di gestione dell’immigrazione su cui la sinistra ha totalmente fallito (prova ne è il voto dato alla Lega e ai 5Stelle); ma la considerazione che l’Italia e la sua classe dirigente, hanno di sé. Una nazione senza spina dorsale, vigliacca e autolesionista, che maschera col buonismo, l’umanitarismo e l’europeismo questa impotenza ideologica. Si chiama “complesso del nazionalismo”.

Israele costruisce il muro con l’Egitto per bloccare l’arrivo dei disperati dal Corno d’Africa; l’Austria e la Germania fanno il muso duro per arginare gli arrivi, la Francia del progressista Macron chiude le frontiere e ci rimanda indietro i clandestini e noi? Accogliamo, sottoscriviamo e poi smentiamo, accordi per accoglierne ancora. Siamo superiori? Siamo il paese del Bengodi e dei ponti? No, siamo un paese che non è un paese.
Siamo sovranisti ed europeisti a giorni alterni. Quando ci conviene. Subiamo quando non dobbiamo e ci inorgogliamo quando non dobbiamo. Sembriamo tanti Alberto Sordi, capaci di fare unicamente il comizio del perdente. Smontiamo i nostri confini sul tema accoglienza e ci accorgiamo che i confini esistono per criticare lo sfondamento anti-droga dei francesi (il caso di Bardonecchia).
Vedremo ora se il futuro governo Di Maio-Salvini (non sappiamo ancora chi avrà il boccino in mano) saprà dare una spallata al passato e cambiare veramente rotta. Se il leader della Lega terrà la barra dritta (la ragione per cui ha preso i voti), e il leader dei 5Stelle pure, non facendosi condizionare, ad esempio, dai finanziamenti presi da Soros per ammorbidire le posizioni sull’immigrazione.

Insomma, quello che deve finire è la politica del “doppio forno” che ha sempre caratterizzato l’Italia: stare con gli israeliani e fare accordi sotterranei con i palestinesi; stare con gli americani e con Gheddafi, con l’occidente e col Terzo Mondo, con gli Usa e con Putin, e via dicendo…

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