Pamela non stuprata, Meluzzi: “Quali altre prove servono? Ministro intervenga”

Interviste

Omicidio di Pamela Mastropietro, si torna al punto di partenza? Sfuma l’accusa di stupro di gruppo? Il Tribunale del Riesame di Ancona ha respinto il ricorso della Procura di Macerata contro la decisione del Giudice per le Indagini preliminari che non ha voluto autorizzare la custodia cautelare in carcere per Innocent Oseghale anche sulla base dell’accusa di violenza sessuale. Per il Gip di Macerata e i giudici del Riesame non sussisterebbeto elementi solidi a sostegno dell’accusa di stupro. Lo psichiatra e criminologo Alessandro Meluzzi intervistato da Lo Speciale si dice sconvolto della decisione. Anche perché ha ripreso quota l’ipotesi originaria, quello cioè del rapporto amichevole fra Pamela e il nigeriano, e l’omicidio avvenuto in seguito ad un malore per assunzione di eroina da parte della ragazza. Oseghale quindi l’avrebbe uccisa perché preso dal panico e avrebbe poi smembrato il corpo per poterlo meglio occultare.

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Anche il Riesame sembra escludere l’ipotesi dello stupro di gruppo ai danni di Pamela che invece la Procura ritiene all’origine dell’omicidio della ragazza da parte di Oseghale e dei suoi presunti complici. Si torna daccapo?

“Io veramente sono sconcertato. A me pare che ci siano prove precise sullo stupro. Che altro serve? Sono sempre più convinto che di questa questione debba occuparsi il Consiglio Superiore della Magistratura, perché a me sembrano assurde tutte queste cautele. Di fronte a dati anatomopatologici, intercettazioni, tentativi grossolani di cancellare le prove, uccisione della ragazza, racconti di Oseghale che avrebbe detto ai suoi presunti complici, stando alle ricostruzioni che i giornali ci offrono, di raggiungerlo a casa per divertirsi, si continua a dubitare che ci sia stata violenza sessuale? Una cosa del genere in tutta la mia lunga carriera di persona che si occupa di criminologia non era mai capitata. Almeno il Ministro della Giustizia disponga un’ispezione perché temo che simili decisioni rischino di far perdere la fiducia nella giustizia”.

Non c’è pace verrebbe da dire per la povera Pamela?

“Pamela è stata uccisa almeno dieci volte. La prima dai suoi assassini, la seconda dalla reazione bizzarra di un certo tipo di garantismo buonista ispirato da elementi a mio giudizio ideologici. Ripeto, qui c’è un rischio enorme, quello cioè di provocare fra la gente un sentimento di sfiducia nei confronti della magistratura, spingendo sempre di più le persone a volersi fare giustizia da sole, ad auto-difendersi di fronte alla percezione di una mancata tutela da parte dello Stato. Ricordiamo Cesare Beccaria e la sua opera ‘Dei Delitti e delle Pene’. Il diritto positivo nasce per prevenire e scongiurare la vendetta, ma se questi principi illuministici poi rischiano di non apparire sufficientemente garantiti, il pericolo è quello di tornare alla legge della giungla e a reazioni incontrollate da parte di chi si sente in pericolo”.

I genitori ripetono che Pamela non si bucava, eppure si insiste sulla tesi del malore seguito all’assunzione di eroina. Chi ha ragione?

Che Pamela non si bucasse sembra confermato anche dalle analisi cliniche. Questo dovrebbe essere un elemento ulteriore a carico della tesi della Procura relativamente all’uccisione della ragazza in seguito ad uno stupro di gruppo, con successivo smembramento del cadavere al fine di far sparire maldestramente le prove. Per questo non capisco da dove possano nascere i dubbi, prima del Gip e poi dei giudici del Riesame. E credo che non riesca a capirlo nemmeno la maggioranza degli italiani”.

La Procura a questo punto potrà andare avanti con l’ipotesi della violenza sessuale?

“Assolutamente sì, anche perché se questo delitto resterà impunito, temo che avremo assestato un altro duro colpo alla credibilità di uno Stato già a rischio. Penso che sia gli inquirenti che i legali dei genitori di Pamela debbano percorrere tutte le strade possibili per arrivare alla verità dei fatti, con la speranza di trovare chi alla fine riconosca loro il diritto ad avere giustizia. In questi giorni la credibilità dello Stato è sotto attacco da ogni punto di vista”.

A cosa si riferisce?

“E’ in corso un confronto storico in questi giorni, che deciderà cosa ne sarà dell’Italia nei prossimi cinquant’anni. Appare evidente come il diritto del popolo sovrano di avere un governo democraticamente eletto è stato messo in queste settimane a dura prova dai tentativi di intromissioni esterne da parte di potenze e lobby finanziarie che hanno cercato di influenzare il corso della politica veicolando messaggi fuorvianti sulla natura populista, razzista e xenofoba delle forze in campo. Gli italiani devono tornare ad avere fiducia nello Stato e anche la sicurezza di sentirsi garantiti e protetti giocherà un ruolo decisivo”.

 

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