Aquarius, Prestipino (Pd): “Troppa gente elogia Salvini, rivaluteranno Minniti”

Interviste

Salvini canta vittoria sulla vicenda Aquarius dopo che la Spagna ha annunciato la volontà di accogliere i 629 migranti a bordo della nave Ong che il neo Ministro dell’Interno non ha fatto approdare in Italia. Non la pensa così la parlamentare del Partito Democratico Patrizia Prestipino intervistata da Lo Speciale. La chiusura dei porti ai migranti è stata criticata dalla Chiesa per bocca del cardinale Gianfranco Ravasi che ha citato il Vangelo di Matteo: “Ero straniero e non mi avete accolto”. Diverso invece il giudizio della senatrice a vita Liliana Segre, ebrea sopravvissuta allo sterminio nazista, a detta della quale la colpa non è di Salvini ma dell’Europa che ha lasciato troppo sola l’Italia. E sui social sono in tanti ad applaudire il Ministro.

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Onorevole, il leader della Lega canta vittoria e forse ha ragione visto che per la prima volta un altro Paese europeo si è dovuto far carico dei migranti destinati all’Italia. Non pensa comunque che fare la voce grossa alla fine paghi?

“Questo lo vedremo alla fine. La situazione è di una complessità davvero troppo grande per essere affrontata con superficialità. Vede, si fa presto a fare campagna elettorale su questa materia. Vorrei ricordare che l’hashtag ‘chiudiamo i porti’, Matteo Salvini lo ha lanciato ad urne ancora aperte e nulla mi impedisce di pensare che si possa essere trattato anche di una mossa elettorale, prima ancora che di una prova muscolare. Fatta questa premessa, è necessario che il dibattito sull’argomento sia molto più serio, perché abbiamo a che fare con esseri umani, donne e bambini compresi. Il problema dell’immigrazione è molto sentito in Italia, io per prima ne sono consapevole e non ho problemi a riconoscere che possa aver contribuito anche a far perdere le elezioni al Pd. Ma resto convinta che la soluzione vincente sia il metodo Minniti”.

Perché?

“Perché rispetto al 2017, quando gli sbarchi in Italia avevano raggiunto quota 11mila, nel marzo 2018 si erano ridotti a poco più di mille. La risposta di Minniti basata su rapporti diplomatici molto stretti con la Libia e con le tribù di quel Paese, è stata una risposta da ministro, un ministro che ha saputo coniugare le esigenze di sicurezza dei cittadini italiani con le ragioni umanitarie. Penso che il successo di un Governo si veda proprio dalla capacità di saper conciliare sicurezza e legalità con il rispetto dei diritti umani”.

Salvini non lo sta facendo?

“E’ troppo facile annunciare di voler chiudere i porti. Mi ha fatto effetto leggere tanti commenti sui social di persone che hanno inneggiato a Salvini, e si tratta anche di uomini e donne progressiste, accoglienti, impegnate nel campo della solidarietà. Questo mi ha in parte sconcertato ma mi ha fatto capire che c’è un forte sentimento nazionale che mette la sicurezza degli italiani davanti alle ragioni umanitarie. Persone che vanno a messa la domenica e sono capaci di gesti straordinari di beneficienza, poi si mettono a gridare viva Salvini. Su questo credo noi per primi dovremmo riflettere”.

C’è stato però il cardinal Ravasi che ha criticato l’azione del Governo citando il Vangelo di Matteo sull’accoglienza. Ha fatto bene?

“La Chiesa è ovvio che dica queste cose. Papa Francesco del resto è intervenuto spesso in favore dell’accoglienza e i vescovi italiani non hanno mai mancato di prendere le distanze dalla politica aggressiva della Lega. Poi però tutto questo non basta se di fronte alla vicenda dell’Aquarius scopriamo che, anche le persone più insospettabili, tifano Salvini. La politica deve fare i conti con tutto questo interrogandosi in profondità. E’ vero che l’Europa ci ha sempre lasciati soli e Matteo Renzi da premier questo lo ha denunciato a più riprese. Fu quasi crocifisso quando pronunciò la famosa frase ‘aiutiamoli a casa loro’.  In realtà voleva soltanto dire che era inutile chiudere i porti o le frontiere, ma che sarebbe stato molto più conveniente per l’Europa investire in Africa per creare ricchezza, economia e posti di lavoro impedendo così l’esodo di massa. Del resto sono anni che si dice di investire in Africa, ma si continua in realtà soltanto a sfruttarla”.

La senatrice a vita Liliana Segre, ebrea ex deportata, ha detto che il problema non è Salvini ma l’Europa e ha pure detto che non bisogna agitare lo spettro del fascismo contro il nuovo Governo. Che significa? Che il problema dell’immigrazione non può essere affrontato ideologicamente?

“Siamo tutti d’accordo nel criticare l’Europa e dire che avrebbe dovuto fare di più. Quando Macron e la Spagna annunciarono la chiusura delle frontiere, l’Italia si sentì giustamente isolata, anche se poi il presidente francese si limitò ad una prova muscolare che durò poco. I trattati di Dublino non dimentichiamo sono stati firmati da Silvio Berlusconi, non da Renzi, da Gentiloni o da Prodi. La regola che i migranti vanno ospitati nei porti in cui sbarcano è inserita in quei trattati, sotoscritti dall’ex Premier a capo di un Governo che comprendeva anche la Lega di Salvini. Queste contraddizioni vanno dette con forza. L’Europa sicuramente deve essere più presente, ma quando poi dalla Ue elogiano l’Italia per come ha affrontato l’immigrazione e la stessa Lampedusa viene premiata per l’accoglienza, questo ci fa onore. L’Italia ha due facce: quella accogliente e solidale, fatta di volontariato e Ong che operano molto bene, e l’altra fatta di gente esasperata che non manca di mostrarsi purtroppo intollerante e aggressiva. Per questo continuo a dire che il metodo Minniti era quello vincente. Gli sbarchi sono drasticamente diminuiti, l’Italia ha meno immigrati di altri Paesi europei, eppure il Pd ha perso e Salvini ha vinto”.

Ma in definitiva, Salvini ha raggiunto o no l’intento di sensibilizzare e smuovere l’Europa?

“Se la vicenda l’analizziamo con gli occhi del presente, certamente si fa presto a dire che il leader leghista ha vinto. Sarà la storia però a dirci se ad avere ragione sia stato davvero lui o il premier spagnolo che si è fatto carico di accogliere i migranti dell’Aquarius pur avendone già un numero superiore al nostro. Io resto dell’idea che, prima o dopo, ci sarà chi saprà riconoscere come i veri risultati siano stati ottenuti con il ministro Minniti”. 

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