Non s’è Destra. Prove tecniche di nuovo Pdl Salvini-centrico

Politica

Partito unico del centro-destra, resa dei conti tra azzurri, Fdi ed ex An. Con la paura di Salvini pigliatutto
L’Italia s’era destra. Da tanti anni non c’è più un grande, moderno, partito di destra. Implosa Alleanza nazionale (la destra di governo), fallito il Pdl, Fratelli d’Italia, cui va il merito di aver presidiato un terreno antico, è in realtà, soltanto ciò che resta, di ciò che resta, del partito di Fini.

Personalismi, incapacità di elaborare e realizzare un progetto culturale degno di nota, un’idea originale di società e di governabilità rispetto alla sinistra, e infine, la cannibalizzazione del berlusconismo, hanno impedito una rendita di posizione che garantisse una presenza stabile della destra, come gli altri partiti storici di Europa, dai conservatori ai moderati etc.

L’incontro tra conservatori, liberali e cattolici, come dalle premesse di Fiuggi, non è mai decollato, diventato sostanza. Specialmente quando si è trattato di costruire il “partito degli italiani”, il Pdl, un partito-arcipelago che ha subìto in modo cruento lo scontro tra i due leader (Berlusconi e Fini), fino alla sua decomposizione.
E ora c’è qualcuno che vorrebbe “ripartire” proprio da lì. Viviana Beccalossi ha raccolto 25 firme per riprendere proprio quel percorso, nel nome e nel segno del “partito unico del centro-destra”.

Tutto questo mentre Fdi perde numerosi pezzi per strada, da Iadicicco (noto esponente pro life) a Santori (un politico molto apprezzato nel Lazio), se ne sono andati. E con loro numerosi amministratori locali. Un’emorragia in parte rimpiazzata dalla campagna-acquisti che la Meloni ha affidato alla Santanché e che per ora ha portato all’arrivo di Furlan, il famoso capo dell’“Esercito di Silvio”.

Se un tempo (fino a un anno fa) il partito unico del centro-destra avrebbe significato un mega-partito a trazione forzista, ora rappresenterebbe l’unico modo per non perdere il carro “impazzito” di Salvini. Uno schieramento unitario, quindi, a guida leghista che salverebbe capra e cavoli. Capra (il centro-destra classico); cavoli (un ceto politico tentato di spostarsi direttamente verso la Lega, senza mediatori).

Un progetto che era stato anticipato, ben prima del 4 marzo, da Toti, governatore della Liguria, intuendo la crisi irreversibile di Fi, legata al declino fisico e politico di Berlusconi, e il rischio che l’eventuale successo del governo gialloverde avrebbe comportato nella costituzione di fatto di un “polo populista-sovranista-identitario”, formato oggettivamente da Lega e 5Stelle, distruggendo per sempre il centro-destra modello 1994 (Fi partito centrale, Lega regionalizzata e confinata al Nord, destra confinata al Centro-Sud). E relegando gli azzurri all’opposizione col Pd (area liberal o radical).

E mentre Fi si struttura, pensiamo alla nomina di Tajani a vice-presidente, Salvini continua veloce la marcia di assorbimento totale dei suoi alleati (nei consensi, nei sondaggi si è già mangiato azzurri, Fdi e anche qualche voto grillino). Ormai la Lega è un partito pigliatutto, che ha esautorato a destra la destra. Il suo lepenismo a 360 gradi, ha vinto e tolto spazio alla geografia di destra.

Prova ne è che la Meloni, in una trasmissione tv, rispondendo ad una domanda sulla differenza tra Fdi e Lega, non è riuscita ad essere convincente: “Prima gli italiani”, lo dicono tutti e due i partiti; sulla sicurezza, l’immigrazione, l’Europa, si sono sovrapposti. L’unico distinguo sarebbe il presidenzialismo? Risposta debole e non credibile. Anche la polemica sul decreto dignità “marxista” prodotto dal governo, non è sembrata troppo convinta.
Tornare a ridefinirsi è il presupposto per tornare credibili.

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