Salvini e l’abbraccio “mortale” con Berlusconi sulla Giustizia. Lega al bivio

Politica

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L’unica certezza che abbiamo è che avremo un autunno caldo, non certo per le indagini sul ministro dell’Interno Matteo Salvini che si dovrà solo preoccupare dell’abbraccio mortale di Berlusconi sul tema della Giustizia. Infatti una parte del consenso della Lega proviene da chi ha a cuore la cultura della legalità che la destra ha lasciato marcire ai piedi di un berlusconismo peloso.

Quindi è inutile illudersi che cavalcando l’indagine su Salvini si possano ricavare dei vantaggi. Questo discorso è valido sia per la Meloni sia per Berlusconi. Vi è una bella differenza tra un indagato finito sotto inchiesta per aver agito secondo quanto promesso in campagna elettorale e chi è stato condannato in via definitiva per frode fiscale. Nel caso delle Lega i consensi aumentano, mentre nel caso di Forza Italia i sondaggi vanno a picco perché non era certamente nel programma elettorale dell’allora centro destra la depenalizzazione del reato di frode fiscale; mentre è ben chiara nel contratto dell’attuale governo giallo verde, una lotta serrata all’immigrazione clandestina.

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Questo governo si misurerà e verrà giudicato dai cittadini e dall’Europa per quello che riuscirà a partorire nella Legge di Stabilità: quanti dei punti programmatici promessi riusciranno quantomeno a incardinare, quali saranno i tagli e quanto sarà l’eventuale sforamento del rapporto deficit /pil.
Lo spread rialzerà la testa? E di quanto? Ci verrà in soccorso l’Europa oppure gli Stati Uniti acquistando i nostri titoli di Stato?

Insomma la partita è tutta da giocare considerando che il governo giallo verde, ma soprattutto le due componenti politiche, hanno un elemento in comune che non può essere sottovalutato.
Sono partiti o movimenti che nascono dai temi. La Lega con il tema della secessione e del federalismo che si è trasformato oggi nella difesa dell’interesse nazionale, sintetizzato nello slogan “prima gli italiani” e il M5S che ha sposato il tema della legalità contro la partitocrazia autoreferenziale.
Avremo in futuro una pubblica opinione che si dividerà solo sui temi oppure sui sentimenti e su una scala valoriale ben definita?
Avremo contratti di governo oppure una visione futura di più ampio respiro?
Avremo ancora leader che generano finti partiti oppure ci sarà un ritorno dei partiti veri che generano leader?

Il centro sinistra è morente e ciò che rimane del centro destra esprime un disperato senso di sopravvivenza.
Siamo dinanzi, inoltre, ad un fenomeno senza precedenti che riguarda la nostra società e la politica, ossia la divaricazione tra il reale e il percepito, tra il dato e la percezione. Abbiamo meno immigrati ma li percepiamo di più. Abbiamo meno reati ma percepiamo più insicurezza. Abbiamo più posti di lavoro secondo i dati Istat ma percepiamo maggiormente la precarietà anche dinanzi ad un vecchio posto fisso. Non percepiamo più il futuro ma abbiamo una costante sensazione di incertezza e insicurezza.
Anche su questo la politica ha le sue responsabilità. Non esiste partito, governo o leader che abbia, su almeno due argomenti o temi, regalato certezze.
Non lo ha fatto ad esempio sulla sicurezza, né nel settore del lavoro, né su un progetto e su una visione chiara del futuro dell’Italia.

Amedeo Giustini

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