Voto contro Orban e sul copyright: tutte le “fake” di ieri targate Ue

Politica

Nel giorno in cui la Ue ha dato al mondo e in particolare, agli Stati europei molto poco sovrani, lezioni di democrazia, civiltà e tolleranza, votando per le sanzioni a Orban, reo di “lesa maestà anti-immigrati”, e per il copyright, (legge elevata a simbolo di libertà di informazione contro i nuovi monopoli, tipo Google), si è cimentata nella più grande sagra di fake news che storia ricordi.

D’altra parte, quando si tratta di difendere il sistema, il sistema si difende e contrattacca. E lo fa con i soliti mezzi: ideologici, in qualche modo manipolatori.

Juncker, nel suo discorso sullo stato dell’Unione, ha parlato di “Europa che non deve cambiare, di Europa che deve restare fedele alla propria storia”. Peccato che rinunciando ai valori cristiani, nel preambolo della sua Costituzione, la Ue abbia rinunciato proprio alla sua identità e tradizione, riconoscendo come buoni e universali i soli valori illuministi, eliminando secoli di storia. Poi, sempre Junker ha fatto la differenza tra patriottismo e nazionalismo. La conosce?

E annunciando “un’agenzia per l’asilo degli immigrati”, ha detto che bisogna accogliere “tutti i perseguitati”. Peccato, anche stavolta, che specialmente gli ultimi sbarchi non riguardino i perseguitati, ma migranti economici e climatici.

E ancora: non ce l’ha con Salvini e il suo esempio, che può essere pericoloso per la Ue? Altra fake: “Resto contrario alle frontiere interne e dove sono state istituite, vanno eliminate”. Ci sono le frontiere europee, vengono difese? No. E chi sta difendendo le frontiere nazionali? I tanto demonizzati populisti, in testa Salvini con la sua chiusura dei porti. Più chiaro di così.

Con il voto sull’articolo 7 del Trattato, oggi, si è punita, inoltre, la politica di Orban e si è voluto dare un segnale forte alle scelte dei sovranisti e al gruppo di Visegrad. Il tutto concepito per la salvaguardia dello Stato di diritto europeo, che sempre sulla base dello Stato di diritto non con osce il diritto al dissenso.

E poi, ulteriore fake: “Non c’è democrazia senza stampa libera”. Siamo sicuri che l’approvazione della nuova legge sul copyright tuteli la stampa libera e la democrazia? E al contrario di quanto affermino media ufficiali e politica di Palazzo, non sia l’espressione delle grandi lobby della rete, ma metta il bavaglio a tutti, introducendo la link tax da Grande Fratello di Orwel, come ha detto di Maio?

“Minacciare l’unica istituzione Ue direttamente eletta dai cittadini è da analfabeti della democrazia”: ha tuonato con un tweet il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, a proposito del commento al voto pubblicato su Facebook, proprio dal vice premier grillino.

“Una vergogna tutta Europea: il Parlamento Europeo ha introdotto la censura dei contenuti degli utenti su Internet, ha ribadito Di Maio, promettendo fuoco e fiamme in Italia.
Domanda: chi, a livello di notizie web, sarà in grado di superare il vaglio dei super censori, dopo il filtraggio preventivo dei contenuti caricati dagli utenti? Peccato per i democratici di Bruxelles che queste siano le novità introdotte dalla nuova legge sul diritto d’autore.

Meno male che per Tajani e Juncker, il voto di oggi rappresenti la vittoria della libertà di stampa e della democrazia.

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