Giorgetti e Renzi come Le Pen e Macron: le nuove categorie della politica

Politica

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Centro-destra-centro sinistra morti. L’abbiamo scritto da mesi. E ogni nuova dichiarazione urbi et orbi dei leader politici conferma la previsione. Le categorie “destra-sinistra” sono morte, ormai la nuova categoria è “alto-basso”, popoli contro caste, identità contro globalizzazione e sovranità politiche contro economia finanziaria (rappresentata dalla Ue).

E il governo Conte, col patto contrattuale tra Lega e 5 Stelle, ha velocizzato questa nuova categoria emergente in quasi tutta Europa, formando di fatto un’area “sovranista-populista” (Lega e 5Stelle) e un’area di opposizione, “liberal e radical” (Pd e Fi).

I processi politici, fibrillazioni a parte, sono ormai in atto e produrranno osmosi culturali. Già si vede quanto Di Maio sia contagiato e contagi Salvini e quanto Salvini contagi e sia contagiato da Di Maio (immigrazione, sicurezza, giustizia, Europa, Stato nazionale, primato del pubblico sul privato etc). Solo prassi di potere? Non sembra.
E quindi, sono inutili, se non grottesche tutte le dichiarazioni tattiche e strategiche per ritornare ai vecchi schemi. Sembra l’Ancien Regime, politico e mediatico, che si rifiuta di guardare alla realtà della storia. Oppure non ha interesse a farlo.

Quando i forzisti cercano di far rientrare nei ranghi Salvini, nel nome e nel segno del liberismo, dello schieramento ancora berlusconizzato, salvando ad esempio, il governo quando legifera in linea col programma del centro-destra ante-4 marzo, bocciando invece, i provvedimenti ritenuti statalisti e giacobini dei grillini, nel tentativo di sfilare la Lega ai 5Stelle, sono patetici, dimostrano di non aver capito nulla. Stessa cosa dicasi per la Meloni (sui porti chiusi è d’accordo, sul Decreto-dignità e il reddito di cittadinanza, no, perché troppo marxisti).
Avvertimento: se proprio Salvini fosse intenzionato a far saltare il banco per incassare il consenso che ha (il 30%) e magari tornando nell’alveo del centro destra con Fi e Fdi, lo farebbe solo per mangiarsi gli alleati sul piano elettorale.

A dire la parola fine sul centro-destra, come concepito dal Cavaliere, modello 1994, con Fi centrale e centrista, una Lega e Fdi-An periferici, è stato questa volta (conversazione tv di ieri) il sottosegretario leghista Giancarlo Giorgetti, mente e manager del Carroccio da sempre: “L’attuale centro-destra è finito, l’unico soggetto in grado di interpretare il cambiamento sarà populista e sovranista. Oggi in campo c’è solo Matteo”. Più chiaro di così.

Sul campo avverso Matteo Renzi, ha dichiarato morto il centro-sinistra a guida Pd. E l’ha fatto a modo suo, parlando sul Corriere della sera di ieri, di primarie, con candidati che dicono tutte le stesse cose. Alla nuova Leopolda illustrerà il suo progetto: “Presenteremo i nostri comitati civici, una forma di resistenza al governo, la cultura al posto della sciatteria. C’è tanta gente che chiede di lavorare senza la tessera di un partito”. Tradotto, vuol dire, senza la tessera del Pd.

Ma non è un altro modo di presentare il suo progetto-Macron? Uno schieramento riformista aperto a quei blocchi sociali e politici che votano ancora Fi? Tanto i due partiti sono al momento contigui: liberisti in economia, laicisti sui temi etici, ultragarantisti sulla giustizia e filo-Ue.

Ma se il Pd (sondaggi alla mano) è al 17% e Fi al 7,8%, due debolezze non fanno una forza. Ma almeno Renzi è coerente alle nuove categorie: vuole essere il leader del fronte liberal.

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