Governo. Di Maio ha incenerito Salvini che si vendicherà col Ddl Sicurezza

Politica

Ormai le fibrillazioni tematiche del governo gialloverde passano per le sue rappresentazioni plastiche. E gli incontri, le riunioni, i Cdm, le conferenze stampa, ne sono la spietata fotografia. Tutto un gioco di ritardi, assenze, sorrisi, grugni, messaggi in codice, collocazione alla destra o alla sinistra, o dietro le quinte, rispetto alla poltrona del premier Conte.
Un ottimo modo per decodificare il borsino quotidiano dell’asse contrattuale Lega-5Stelle.

Un giorno vince Salvini e un giorno vince Di Maio. Qualche volta finisce in pareggio, e qualche volta vince Conte, che da mesi è passato da notaio inter-pares, ad arbitro super-partes.
Inutile e stucchevole ricostruire le frizioni sempre più difficilmente ricomposte dai due Dioscuri (giustizia, sicurezza, migranti, manovra); l’ultima partita, venendo alla cronaca, è sugli inceneritori e si collega direttamente all’altra gara, quella dell’approvazione del Decreto Sicurezza.
Ma usiamo la foto della conferenza-stampa presso la Prefettura di Caserta: Di Maio col sorriso stampato sul viso e Salvini scuro in volto. Immagini più chiare di mille discorsi e comunicati.

Chi ha vinto? Di Maio. Gli inceneritori saranno sempre meno e si potenzierà la raccolta differenziata. Un successo che serve ai pentastellati per coprire mediaticamente lo smacco subito a proposito del condono fiscale.
Chi ha perso? Salvini, favorevole agli inceneritori, il quale si è dileguato in pinea riunione ed è volato a Roma, per rispondere ad un impegno col Quirinale.
Non aveva tempo di restare con Conte? Ma lui, pur avendo ribadito che “Mattarella non si fa aspettare”, ha perso molto tempo nel rispondere ai giornalisti e in primis, in diretta a Quarta Repubblica.

Salvini ha perso proprio? Finge di aver incassato filosoficamente, ma è pronto per il secondo tempo: l’approvazione alla Camera del Decreto Sicurezza, parte assoluta del suo brand elettorale, che rischia di saltare per il no di ben 18 deputati grillini ribelli. Una palla che fa rimbalzare a Di Maio, il quale avrà una brutta gatta da pelare.
Il vice premier grillino continuerà a imporre la disciplina di partito, minacciando espulsioni, come ha fatto per i senatori ribelli? Ricorrerà come sembra, alla fiducia per rispettare i patti con Salvini?
Ecco la verità: con questo governo le vittorie diventano sconfitte e le sconfitte diventano vittorie.

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