Salvini salvo. Di Maio pure. Ha vinto la nazione sull’ideologia dell’umanità

Politica

Salvini ha agito nell’interesse dello Stato: il 59,05% degli iscritti a Rousseau, la piattaforma (decisionale e partecipativa) dei pentastellati, ha deciso per il sì (ossia, il no all’autorizzazione a procedere nei confronti del ministro). A fronte, però, di un cospicuo no, che ha raggiunto quota 40,95%.

In soldoni, 30.948, su 21.469 militanti grillini, con una crocetta virtuale hanno ridefinito la politica futura del Movimento. Il governo non cadrà e torneranno, da oggi in poi, soltanto le fibrillazioni già note: Tav, inceneritori, autonomie etc.

Insomma, il duello tra Di Maio e Salvini, si ripeterà su strade diverse. Ma il tema è l’effetto del voto, che ha ribadito la matrice “altra” dei 5Stelle, fedele al suo dna costitutivo, che non è propriamente la democrazia parlamentare, vissuta e praticata nei luoghi istituzionali, previsti dalla Carta, ma la democrazia diretta che risponde ad un sito privato ed auto-referenziale.

Indubbiamente tale strumento si inserisce nel solco di una trasformazione radicale della Repubblica. Ciò che ora vale per un singolo partito, in prospettiva (voto, iscritti, decisioni, candidature, programmi), potrebbe valere per tutti, ridimensionando il parlamentarismo.

Di Maio indubbiamente, ha riacquistato centralità nel dibattito politico, dopo lo smacco dell’Abruzzo. In vista delle consultazioni sarde il suo consenso (anche in considerazione del varo del reddito di cittadinanza), potrebbe risalire.
Ma il Movimento è diviso. Nei numeri e nella linea politica. La maggioranza e la non totalità, ancora lo segue, ma sicuramente quel 40% rappresenta un vulnus e un’insidia per la sua tenuta. E un avvertimento-minaccia alla sua leadership moderata e troppo governativa, affermata pure a costo di tradire le battaglie iniziali (No-Vax, No Tav).
E rappresenta oggettivamente la prima conta ufficiale dell’opposizione al vicepremier (area Di Battista e Fico).

E se ci fosse un’altra versione? Un’altra lettura? In fondo, il Movimento ha dimostrato una buona visione di democrazia dal basso (ammesso che sia stata corretta e trasparente). Una democrazia certamente alternativa a quella classica, prefiguratrice forse di un nuovo concetto di polis (modello-Svizzero).
E da tale ottica cambia aspetto il risultato: la contrapposizione tra il sì e il no all’autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini, diventa espressione di libertà e maturità democratica.

Domani l’opposizione al governo Conte ricorderà il quesito alterato, ricorderà l’incoerenza dei grillini e il paradosso di scelte su Internet; e i forzisti si rammaricheranno per l’occasione perduta (scippare Salvini ai grillini), ma il tema resta. Salvini, Di Maio e Conte hanno agito nell’interesse della nazione. Che per una volta ha vinto sull’ideologia dell’umanità.

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