Tav. L’accelerazione di Salvini: no Conte-no Tav

Politica

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Giornate, anzi settimane campali per il governo. Qualcuno su twitter ha coniato uno slogan niente male: No Conte-no Tav. E per molti osservatori, non sembra una semplificazione eccessiva o fuori luogo. Siamo già alla resa dei conti? Agli ultimi giorni di Pompei?

Quello che non si spiega, infatti, è l’improvvisa accelerazione di Salvini, che al contrario, avrebbe tutto da guadagnare nel restare fermo. Dopo la Diciotti, il voto abruzzese e sardo, continua a incassare voti e consensi. Ormai – è un dato di fatto – il baricentro di Palazzo Chigi (e del centro-destra) si è spostato verso la Lega, al punto che il mediatore-arbitro-premier Conte, ha dovuto attenuare le sue preferenze per i 5Stelle. Lo stesso ministro Tria, sa perfettamente che la sua permanenza al dicastero, dipende dal Carroccio e ha capito che affidarsi al dilettantismo e all’improvvisazione giacobino-emotiva dei grillini, è pericoloso.

Cosa vuole fare Salvini? Se insiste nel tirare la corda, la corda si spezza. A Conte, ieri, ha detto che si deve decidere subito sulla Tav. Una minaccia proprio nel momento in cui i pentastellati, indeboliti per l’esito delle ultime elezioni, sembrano perdere il loro integralismo e la loro capacità di interlocuzione. E Salvini, sul tema, avrebbe dovuto farli perdere onorevolmente. Invece, non lo sta facendo.

Anche perché all’orizzonte c’è una data, dove si stanno giocando due partite, frutto di veti incrociati.

Il prossimo 20 marzo, si voterà in Senato sulla proposta della giunta per le immunità di non concedere l’autorizzazione a

procedere contro il ministro Salvini (accusato, come noto, di sequestro di persona per il caso dei migranti della nave militare Diciotti); e ad appena 24 ore, il 21 marzo (strano, ma vero), i senatori saranno chiamati ad approvare o a bocciare le mozioni di sfiducia individuali presentate dal Pd e da Fi, contro il ministro delle Infrastrutture Toninelli, per la gestione del dossier sul treno ad alta velocità (Tav) Torino-Lione.

Questa è la vera ragione? Sta di fatto che in Senato c’è un marcamento a uomo tra Lega e Grillini. Si respira un’aria pesante. Ma i due partiti, hanno un destino comune: sono obbligati tutti e due ad uscire dal “tunnel”. E subito, ad alta velocità

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