Mini Tav e fuga dal Nazareno. Le maschere simili di Conte e Zingaretti

Politica

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Conte e Zingaretti. Il premier populista, l’avvocato del popolo e dei non garantiti, e dall’altra parte, l’aspirante premier, il capo dell’opposizione, l’avvocato pentito delle lobby e dei già garantiti.

Due ruoli, due maschere opposte, ma di fatto speculari. Leader che stanno condividendo i marosi della politica, il fuoco e la cenere delle strategie sotterranee dei loro collaboratori e sponsor e il dramma dei veti incrociati.
Il primo sta vivendo i colpi di una maggioranza, quella gialloverde (Lega e 5Stelle), che sta mostrando le prime crepe. E’ partito di slancio; da notaio è diventato arbitro in un paio di mesi (si pensi ai suoi successi stile democristiano a Bruxelles), ma dalla Tav in poi, sta regredendo a mediatore affannato e preoccupato.

Il secondo, fresco di primarie, al contrario, si trova a riesumare un cadavere (il Pd) fuori tempo massimo, afflitto tra caste, cattiva immagine e linee politiche vecchie di decenni.
Tutti e due hanno il problema di nascondere la realtà con una buona comunicazione. Che alla lunga rischia, però, di trasformarli in macchiette.

Prendiamo le parole di Conte sulla “Mini-Tav”, costretto a rassicurare il mondo, amici e nemici. Se si va in profondità ci si accorge della farsa. E Alessandro Trocino del Corriere della sera lo ha spiegato benissimo.
La Tav si farà o no, si domanda il giornalista? Gli italiani non l’hanno capito. Conte ha chiesto di «soprassedere dalla comunicazione dei capitolati di gara» e di «astenersi da qualunque atto» che «produca vincoli giuridici» per l’Italia. Ha invitato a porre in essere le azioni necessarie per non perdere i fondi europei, ma con la «piena reversibilità» delle stesse.

Qualcuno ha compreso il politichese del premier? Ripetiamo: la Tav è stata fermata o no? Era previsto che i capitolati d’appalto fossero comunicati allo scadere di sei mesi.
E non era previsto un rinvio. I consiglieri rischiavano l’incriminazione per danno erariale e chiedevano un atto ufficiale del governo per lo stop. La lettera del premier non è un atto ufficiale.

Insomma, Conte ha ottenuto di esplicitare quello che era già noto, cioè che l’avvio della procedura dei primi bandi potrà non avere seguito. È quello che prevede già la clausola di dissolvenza. La possibilità, prevista dal codice degli appalti francese, di non dare seguito alla procedura, entro sei mesi. La «dissolvenza» si può fare per «interesse generale». Alcuni giuristi ritengono che siano necessari motivi di forza maggiore per lo stop e che si rischino ricorsi al Tar di Grenoble. E Cosa succederà in questi sei mesi?

Il governo – spiega ancora il giornalista – proverà a parlare con Macron e Junker, per convincere Parigi a cancellare l’opera. O, in subordine, per modificare la ripartizione delle spese e il tracciato previsto.
Tanto politichese solo per evitare la crisi di governo. Quanto alla Tav, Conte si è schierato con M5S, ma difficilmente riuscirà a bloccarla.
Meglio non mettersi nei panni del premier.

Ma almeno tra Salvini e Di Maio c’è un vincitore? Non c’è un vincitore. I 5 Stelle hanno ceduto nei fatti, ottenendo una parziale vittoria mediatica, che fa passare la tesi del rinvio e dello stop all’opera. La Lega è infastidita dal no del premier alla Tav. Se son rose (s)fioriranno

Ma se Palazzo Chigi piange, l’opposizione non ride.
Quale è stato il primo atto “rivoluzionario” di Zingaretti, vincitore alle primarie e neo-segretario dem?
Come papa Francesco, che ha lasciato San Pietro e vive a Santa Marta, lui ha annunciato che lascerà il Nazareno, forse perché evoca patti inconfessabili con la vecchia politica renziana e berlusconiana.
E le ragioni? «Voglio tante vetrate e il contatto con la gente». Un fulmine moderno a ciel sereno: «Basta essere isolati in una torre d’avorio. Il Pd, deve essere come una “casa di vetro”». Con i vetri che si rompono?

E ancora, da largo del Nazareno a “largo ai giovani”. La nuova sede centrale non sarà a misura di Botteghe Oscure, ma a misura dei millennials (tanto per ribadire l’anima liberal della sinistra). Zingaretti, infatti, ha in mente una location con una grande hall, piena di computer. In modo che la gente – e non solo i big, i funzionari e gli iscritti – possa entrare, parlare con qualcuno del partito, chattare via web con i dipartimenti del Pd per chiedere informazioni, dare suggerimenti e proporre iniziative. Un club a metà tra il Freccia rossa e Punto Blu autostradale.
Anche lui, una rivoluzione parolaia per evitare la sostanza.

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