Vulnus-famiglia. Tra Conte, avvocato dei 5Stelle, e Salvini pace armata

Politica

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Conte non ce la fa più. E’ stanco, tirato, depresso. Da mero notaio dei Dioscuri, era finalmente diventato arbitro, era riuscito a mediare, comporre le tante, troppe anime della maggioranza. Ci stava guadagnando come leadership e credibilità personale (un quasi capitano).

Questo suo nuovo ruolo si era notato, ad esempio, con Juncker, con i vertici Ue, quando ha frequentato la diplomazia europea, la Merkel, e le cose sembravano volgersi al meglio, salvo i numeri economici che stanno oscurando i consensi di un governo che comunque raggiunge, stando ai sondaggi, quota 50% (una percentuale sconosciuta per i precedenti esecutivi).

Ma da qualche settimana i rapporti tra Di Maio e Salvini sono peggiorati. E non per gioco. Da una parte, le imminenti elezioni europee che stanno costringendo Lega e 5Stelle a scannarsi, a uscire allo scoperto per ricompattare i rispettivi popoli delusi dai compromessi del contratto (Tav, Vax, autonomie, inceneritori etc); dall’altra, l’evidenza di abissi culturali, come si è visto sulla famiglia.

Col risultato che Palazzo Chigi sta tremando come mai è successo. Finora gli scricchiolii erano sempre ricomponibili, ora no.
A Villa Le Piazzole, non lontano da casa Verdini, dove abita la nuova fidanzata di Salvini, il premier, domenica, si è incontrato col ministro degli Interni. Poche ore di serenità?
La foto circolata sui giornali li vede sorridenti, ma non è così. Il richiamo-rimprovero di Conte, specialmente in concomitanza col Forum mondiale delle famiglie di Verona, ha pesato: “Ora basta, questo non lo permetto. I giochini elettorali no”. Come dire, non devono passare sulla mia pelle. Ha, come noto, invitato Salvini a studiare (la vicenda delle adozioni e le deleghe attribuite per sbaglio a Spadafora, mentre spettavano per competenza al suo ministro Fontana).

E Salvini ha replicato insinuando che Conte è diventato non l’avvocato del popolo, ma l’avvocato dei 5Stelle. A Verona il capo del governo oggettivamente ha difeso le posizioni laiciste di Di Maio, pur essendo un cattolico convinto, dando di fatto ragione alla campagna mediatica di fango che ha macchiettizzato l’incontro mondiale (fake news sui gay, sui partecipanti, le loro dichiarazioni etc).
Anche Conte avrebbe dovuto studiare di più. Ma in soldoni, sembrano tutti logorati.
Un logoramento che di Maio non può accettare (e l’effetto è il calo del suo partito alle regionali). Conte e Salvini nemmeno.

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