Libia. Di Maio fa il Salvini “ragionevole”, sbeffeggiando il Salvini vero

Politica

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“Sulla Libia non giochiamo a fare i duri. Prima dovevamo dare un avvertimento a Bruxelles sulla redistribuzione dei migranti, ora sarà diverso”.

La recente comunicazione velenosa, sempre stizzita, di Di Maio, nei confronti di Salvini, risponde ad una strategia ben precisa: ridimensionare lo “sparone”, sgonfiare le sue parole demagogiche e tutta fuffa, mentre lui si deve accreditare sempre più, come uomo concreto, simbolo di serietà e proposte.

Anzi, recentemente ha pure ringraziato il Capitano “per aver contribuito al cambiamento”. Un modo per metterlo definitivamente nell’angolo.
Insomma, il leader leghista, per la vulgata pentastellata, chiacchiera, tuona tronfio, fa demagogia, ma non lavora, è solo presente nelle piazze, e molto assente in Aula o al ministero degli Interni.

E ora, dopo la Tav, gli inceneritori, le autonomie, la manovra, i rapporti con la Ue, sulle ali della guerra civile libica, è tornato di moda il “tema-sbarchi”.

Occasione per riaprire un fronte, specialmente in vista delle europee, che si considerava chiuso e appalto esclusivo della Lega (nonché fonte infinita di tesoretti elettorali): l’immigrazione.

Che sta facendo Di Maio? Il “Salvini ragionevole”. Invasione di campo già iniziata a proposito della sicurezza: “La legittima difesa deve valere soprattutto con i Carabinieri che vengono uccisi come Antonio Di Gennaro”.
Segnale inequivocabile. E sui porti è andato giù duro: “E’ una misura occasionale, funziona ora, ma di fronte all’intensificarsi della crisi non funzionerebbe”. Tradotto, vuol dire che Salvini è destinato ad essere emarginato pure sull’unica misura che l’ha portato in trionfo.

E come se non bastasse, anche sulla Francia, Di Maio ha cambiato idea: “La Francia è un paese amico, dobbiamo avviare un processo di riconciliazione”.

Apriti cielo, pur di andare contro Salvini, si è dimenticato di tutte le polemiche contro Macron fatte dai grillini: dai franchi africani, responsabili della miseria e quindi, delle ondate migratorie verso l’Italia, fino allo stesso appoggio ai gilet gialli.
Il rischio, però, è che per ragioni di target politico, si perda di vista la prospettiva ideale e governativa. Un danno per i due Dioscuri, nessuno escluso.

Se i toni di Salvini sarebbero il vulnus gialloverde (“se non si ponderano, aumentano le tensioni”), anche Di Maio dovrebbe abbassarli.

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