Siri, Salvini non ci sta e insiste: dov’è la prova di consapevolezza? E spunta Giorgetti…

Politica

“Non c’è neanche una prova certa ma chiacchierate telefoniche di terze persone che coinvolgono altre persone e su questo chiedo qualcosa in più”. Parola di Matteo Salvini che non molla e difende il suo collega di partito a spada tratta non indietreggiando. Per lui “chiunque abbia sbagliato personalmente paga a fronte di prove, evidentemente. Altri discorsi riguardano altre discussioni che non hanno prova certa, ma chiacchiere telefoniche di terze persone che coinvolgono un’altra persona”.

Quanto a un’eventuale conta domani in Cdm lo dice chiaro e tondo: “E’ un dibattito che non mi appassiona, parlo di vita vera” dice il vice premier leghista.

Dall’altra parte però, c’è chi non capirà mai perché la Lega in queste settimane abbia continuato a difendere Siri invece di fargli fare un passo indietro. Si chiama Luigi Di Maio, ed è l’altro vice premier, quello pentastellato: “Oggi è  l’ultimo giorno utile perché Salvini comprenda l’importanza di questa vicenda. Mi auguro faccia la cosa giusta”. Lo scrive in un post su Facebook continuando a buttare benzina sul fuoco sulla vicenda del sottosegretario alle Infrastrutture: “Oggi dai giornali – si legge nel post – emergono nuovi particolari sull’inchiesta” di Siri.

“Secondo il Corriere della Sera – scrive – si sarebbe anche rifiutato di rispondere alle domande dei giudici e avrebbe depositato solo una memoria spontanea. I pubblici ministeri lo dicono esplicitamente nell’avviso di garanzia: Siri ‘ha asservito la funzione pubblica a interessi privati’. Di fronte a questo è impossibile restare fermi. Se qualcuno si vuole coprire gli occhi faccia pure, il Movimento 5 Stelle non lo farà. Non lo farà perchè ci sono fin troppe ombre e stranezze in questa storia”.

Insomma per il M5s non rispondere all’interrogatorio dei magistrati è grave e in parte indicativo: “Il Movimento non dice che Siri non debba difendersi, per carità, anzi ci auguriamo che lo faccia e nelle forme che ritiene più opportune. Molto più semplicemente chiediamo che a un politico indagato per corruzione non sia concessa la possibilità di amministrare soldi pubblici. L’Abc del cambiamento, che questo governo ha l’ambizione di portare avanti” ribadisce e chiude il messaggio Di Maio.

E alla fine spunta il sottosegretario Giancarlo Giorgetti a parlare del caso Siri al termine di una conference call al Coni con le federazioni invernali internazionali sulla candidatura di Milano-Cortina ai Giochi Olimpici Invernali del 2026: “L’interesse è che il governo vada avanti”.

“Di Maio dice che se lo facciamo cadere siamo come Mastella con Prodi? Io ho la memoria lunghissima -risponde sorridendo – ma siamo nella terza Repubblica e il passato è il passato”.

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