Lite Salvini-Conte. Cosa c’è dietro le frasi dei due. Anzi dei tre (il Colle)

Politica

Sospetti e chiarimenti. Ma i chiarimenti attenuano, fugano i sospetti? E i sospetti hanno bisogno di essere chiariti? Ieri, infatti, è stato il giorno delle smentite.

Il premier Conte ha rigettato, restituito al mittente, ogni illazione su presunti partiti (Lista Conte) che dovrebbe costituire, e sul ricorso a maggioranze alternative rispetto a quella gialloverde. Invitando i giornalisti “a volare alto” e a non lavorare come “dentro la peggiore prima Repubblica”. Dimostrando un notevole salto di qualità politico e confermando una comunicazione sempre sostanzialmente innovativa, populista (da avvocato del popolo), ma certamente, da un po’, più morbida (si veda la recente sintonia col Colle sui temi economici, dai rapporti con la Ue, dalla manovra alla procedura di infrazione).

Il capo dello Stato, Sergio Mattarella, dal canto suo, intervenendo alla cerimonia del Ventaglio, ha ribadito il suo ruolo di arbitro, che non tesse le fila, organizza o ispira manovre di Palazzo contro il governo.
Quali manovre? L’argomento è noto: una sorta di “modello Bruxelles, modello-Ursula” applicato da noi, con due varianti: un mega-cartello alternativo all’attuale maggioranza (lista Conte, 5Stelle, Pd e forse Fi), qualora Salvini dovesse far saltare il banco; un mega-cartello nel nome e nel segno di un esecutivo di salvezza economica (i conti pubblici e le regole europee), e di sicurezza nazionale (Moscopoli, le ingerenze della Russia), con Conte in Europa e Draghi (o un tecnico simile) a Palazzo Chigi, oppure con Conte in sella.
Fantasia, verità, mezza verità? Sarà la cronaca a stabilirlo.

Ma torniamo al discorso di Conte al Senato, quando si è esposto in vece di Salvini. Approfondiamolo: un’assunzione di responsabilità istituzionale densa di messaggi in codice: innanzitutto, il premier ha rimesso al centro quel Parlamento che il leader della Lega ha snobbato, evidenziando lo scontro tra chi pensa a una Repubblica dirigista, quasi presidenziale, asciugata della rappresentanza di deputati e senatori, in omaggio al principio della governabilità, e chi difende la odierna Repubblica parlamentare.

In secondo luogo, ha smentito la ricostruzione salviniana circa la partecipazione di Savoini come componente della delegazione governativa in Russia. In terzo luogo, la frase che ha fatto saltare dalla sedia Salvini: “A questo consesso tornerò ove mai dovessero maturare le condizioni per una cessazione anticipata del mio incarico”. Indubbiamente la terza frase, si presta a varie interpretazioni, pure quella di un ricorso all’Aula per evitare le urne, secondo i desiderata di Salvini.

E qui si aggiunge il ruolo di Mattarella. Leggere per credere ciò che ha detto. Ricordando che “il Quirinale non compie scelte politiche” e che, quindi, non può intervenire sull’operato dei governi in carica, se non come “arbitro garante della rete istituzionale” che può “richiamare al senso delle istituzioni”, Mattarella ha però voluto ribadire che sia in campo europeo che interno, è sempre importante, per il bene delle istituzioni, mantenere equilibrio e un clima di collaborazione. Concludendo che dalla Ue non si può prescindere.
Legittima posizione istituzionale o indirizzo politico? Salvini, ovviamente pensa alla seconda ipotesi.

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