Sicurezza-Tav in Aula. Fine dei gialloverdi e avvio delle nuove maggioranze girevoli

Politica

Agosto caldo. Altro che autunno, come era fino a dieci anni fa. Entro l’estate si conoscerà realmente il futuro del governo. E qui non c’entra la finestra per il voto. Contano le bombe disseminate lungo il cammino legislativo.

E i due Dioscuri, Salvini e Di Maio, non potranno più fare melina, spettacolo, scene di gelosia, risse e repentine riappacificazioni, riempiendo tutto lo scibile umano e il perimetro politico-mediatico (si legga partiti di lotta e di governo al tempo stesso), lasciando a Pd e Fi solo le briciole.

Vediamo le date. Il 5 agosto arriva in Senato il Decreto-Sicurezza bis. Come è noto, la Lega ne sta facendo una bandiera e certamente chiederà la fiducia per blindare il provvedimento. La parola d’ordine è accelerare, anche perché, il testo deve tornare alla Camera per la definitiva approvazione, altrimenti scade (il 13 agosto).

E ancora, il 7 agosto, sempre al Senato, saranno presentate due mozioni fondamentali per la maggioranza e per l’opposizione. Il tema è la Tav (sì Tav, no Tav). I grillini, dopo il cambio di rotta di Conte, non possono perdere la faccia e l’opposizione intenderà sfruttare l’occasione per sancire maggioranze variabili, con la logica delle porte girevoli, per scardinare l’impianto giallo-verde.

Infine, sempre prima delle ferie, il ministro Tria farà le simulazioni circa l’impatto economico e fiscale della flat tax che la Lega pensa di estendere pure alle imprese.
E per finire, alla ripresa dei lavori parlamentari si dibatterà di acqua pubblica e fine vita. Fino al 27 settembre, giorno in cui arriverà in Aula la nota di variazione del Def, in caso di stallo, il rischio è l’esercizio provvisorio. Con annesse nuove bacchettate dalla Ue.

Una drammatica lista della spesa cui si aggiungono le autonomie, la riforma della giustizia.
Troppo, veramente troppo, per le strategie di Lega e 5Stelle, per l’urgenza strategica di ricompattare i rispettivi elettorati.
Salvini e Di Maio dovranno dimostrare se sono statisti o solo capi partito; se al primo posto ci sono gli interessi generali o il marketing. Anche a costo di sacrificare qualche battaglia di principio (per la Lega la sicurezza, per i pentastellati la Tav).
I giornali scommettono sul fatto che Salvini abbia già deciso di rompere e aspetti unicamente il momento propizio. E’ la sindrome “del cerino in mano” per non restare bruciato.

Ma ci sono tante variabili. Il presidente Mattarella manderà subito al voto o protenderà per un governo tecnico, a tempo, per decomprimere, far sfiatare le conflittualità esistenti e gestire i conti economici?
E Conte cosa farà, resterà al suo posto o tenterà altre strategie per privilegiare la stabilità e il suo nuovo virtuoso asse col Colle? Nelle settimane precedenti si è dibattuto a lungo su una sua lista personale.

E di maggioranze girevoli se ne possono trovare tante. Già al Senato il 5 agosto a compensare i grillini contrari “allo Stato di polizia leghista” potrebbero esserci Fi e Fdi (l’abbozzo di un governo di centro-destra classico, o di un governo sovranista-conservatore con la Meloni e basta).
Già il 7 agosto sulla Tav, si potrebbe determinare un’altra maggioranza: Lega che vota insieme a Fdi, Fi e Pd.
Prove tecniche di nuovi e vecchi bipolarismi o ennesima prova di un esperimento giallo-verde finito?

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