Salvini rompe, è crisi di governo. Sarà Conte il nuovo leader 5 Stelle?

Politica

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Alla fine è arrivata. La tanto annunciata crisi di governo si è materializzata nella tarda serata di ieri al termine di una giornata all’insegna di ultimatum, incontri, salite del premier Conte al Quirinale, riunioni e contatti del Capo dello Stato Mattarella con i presidenti delle Camere.

Fino alla tarda serata di ieri sembrava che la rottura si potesse ancora evitare, anche quando, dopo l’incontro a Palazzo Chigi fra Conte e Salvini, la Lega aveva diffuso una nota in cui certificava che la maggioranza non c’era più e che era necessario andare in Parlamento per una verifica.

Però il Carroccio non aveva parlato di sfiducia, né di ritirare i propri ministri, ma aveva soltanto escluso rimpasti e chiesto il ritorno al voto.

Poi intorno alle 21,30 la situazione è precipitata. Salvini da Pescara, durante uno dei suoi comizi estivi in giro per l’Italia, ha in pratica aperto la campagna elettorale per le politiche tracciando un bilancio dei 14 mesi di governo e puntando il dito contro i troppi No del M5S.

Ma ad ufficializzare la rottura ci ha pensato il premier Conte, che verso le 23 ha convocato i giornalisti a Palazzo Chigi e in pratica ha formalizzato il divorzio politico con il suo vicepremier e ministro dell’Interno.

Mentre da Pescara Salvini parlava già di elezioni infuocando la piazza che lo ascoltava, da Roma Conte raccontava la sua verità: spiegando di aver ricevuto ieri, a Palazzo Chigi, il leader leghista, il quale gli ha espresso la “volontà di andare a votare per capitalizzare il consenso del suo partito”. Poi Conte ha assicurato che la crisi dell’esecutivo gialloverde sarà gestita in assoluta trasparenza: “Agli italiani diremo la verità e il senatore Salvini dovrà spiegare al Paese le ragioni che lo hanno portato a interrompere bruscamente l’azione del governo”.

Contro il vicepremier arriva poi una dura reprimenda, stile dichiarazione di guerra: “Il governo – ha detto – ha lavorato tanto e non era in spiaggia”. Un chiaro riferimento alle vacanze di Salvini a Milano Marittima.

Sembra che per tutta la giornata di ieri la Lega abbia forzato la mano con la speranza che Conte salisse al Colle rassegnando le dimissioni. Cosa che il premier si è ben guardato dal fare, aspettando fino all’ultimo che fosse Salvini ad assumersi la responsabilità della rottura.

Adesso il Carroccio sarà obbligato a sfiduciare il governo in Parlamento e quindi a prendersi sulle spalle l’onere di aver staccato la spina.

Cosa potrà accadere ora? A parole tutti i partiti hanno escluso il possibile ricorso a governi tecnici ribadendo che l’unica strada possibile per restituire un esecutivo al Paese è tornare al voto, probabilmente già in ottobre.

Ma cosa farà il Capo dello Stato? Innanzittutto avendo scelto Conte la “parlamentarizzazione” della crisi bisognerà attendere la convocazione del Senato (la prima camerra dove 14 mesi fa il governo ha ottenuto la fiducia come prevede il regolamento in questi casi) al momento chiuso per ferie. E sicuramente non se ne riparlerà prima di ferragosto o nella settimana immediatamente successiva.

Se in Parlamento il governo non otterrà la fiducia, a quel punto Mattarella avvierà le consultazioni con i presidenti delle Camere e poi con i gruppi parlamentari per valutare l’eventuale possibilità di scongiurare il ritorno alle urne e dare vita ad un altro esecutivo.

Se non sarà possibile mettere in piedi un’altra maggioranza capace di sostenere un muovo governo, a quel punto si procederà con lo scioglimento delle Camere e la convocazione delle elezioni, che potrebbero tenersi fra il 13 ottobre e il 3 novembre a patto che lo scioglimento avvenga entro e non oltre il 3 settembre.

Come detto nessuno sembra disponibile a sostenere governi tecnici o di scopo, ma non è detto che il Capo dello Stato non riesca con la sua opera di persuasione a trovare un modo per rinviare il voto, magari fino alla prossima primavera, tirando fuori dal cilindro il “Cottarelli della situazione” che metta mano alla legge finanziaria e soprattutto in sicurezza i conti pubblici.

Staremo a vedere. Anche perché è assai probabile che non siano pochi i parlamentari favorevoli a spostare il voto il più a lungo possibile, specie fra i banchi del M5S che alla luce degli ultimi sondaggi sarebbe in precipitosa caduta.

Ora sarà interessante capire il ruolo del premier Conte. Ieri sera ha assunto i panni del “capo politico” smettendo quelli del notaio e andando allo scontro duro con Salvini. Sarà lui a guidare i 5Stelle alle prossime elezioni? L’ipotesi si sta facendo strada nelle ultime ore e sembrerebbe avvalorata dai toni, tutt’altro che concilianti, usati dal capo del governo. Il quale, preso atto dell’impossibilità di ricucire con il vicepremier leghista, ha scelto il muro contro muro fino a far capire fra le righe di essere pronto ad ostacolare i piani del leader del Carroccio già proiettato nella campagna elettorale.

E alla fine molti si stanno chiedendo se forse Salvini non l’abbia fatta troppo semplice pensando di avere già le elezioni nel sacco. Di sicuro non saranno pochi quelli che nelle prossime settimane cercheranno di sbarrargli la strada.

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