Fermare il redi-vivo Renzi. Nasce il governo Zingaconte

Politica

All’asse Di Maio-Renzi, nelle ultime ore ha risposto l’asse Conte-Zingaretti.

Nell’appassionante e stucchevole fiction che sta accompagnando il primo tempo convulso e lacerante del governo giallorosso, ci eravamo fermati alle difficoltà di Zingaretti, condannato e incartato nel ruolo del rassicurante, del tranquillizzante, dell’amorevole e dell’umanitario. Costretto a parlare solo di numeri, di economia e di soluzioni salvifiche per l’Italia. Una fatica non da poco: dovendo smontare tutto l’impianto salviniano (su sicurezza, immigrazione, soldi, politica diplomatica), senza darlo troppo a vedere a Di Maio, stava piombando in una depressione politica solo parzialmente lenita dalla campagna acquisti per le strade: il tesseramento, ricetta escogitata per compensare la fuoriuscita di Italia-viva, parlamentari e relativi quadri e iscritti.

Un controcanto obbligato per il pericoloso ruolo assunto da Di Maio e Renzi, di guastatori di lotta e di governo.
Al punto che unanimamente si parla di Renzi come del vero premier. Per la sua già comprovata capacità di distinguersi, di ricatto e di interdizione. Con i numeri di Camera e Senato che lo confortano.
I suoi affondi nei confronti del presidente del Consiglio sono noti: la critica ai tributi per la svolta green (“per essere verdi non dobbiamo alzare le tasse agli agricoltori o agli altri”), la battaglia sull’Iva (“abbiamo vinto noi grazie all’impegno dei nostri Bellanova e Marattin”), l’invito a tagliare la spesa pubblica e la richiesta diretta a Conte di andare al Copasir e spiegare la spy story, modello americano che ha coinvolto il ministro della Giustizia Usa Barr venuto in Italia a incontrare il capo dei nostri servizi segreti Vecchioni.

E sia Conte, sia Zingaretti potevano rassegnarsi a subire quotidianamente, da sembrare subalterni al redivivo Renzi?
In un primo momento hanno pensato di ignorando, sapendo benissimo che l’ex sindaco di Firenze aveva e ha bisogno di visibilità, poi non hanno retto più, anche per non cadere nella psicosi da nuova uscita bullesca. Non a caso a Orlando sono saltati i nervi: “La Leopolda renziana assomiglia al Papeete salviniano”.
E nei fatti è nato l’asse Conte-Zingaretti. I due hanno deciso di unirsi. Con l’imperativo categorico di contenere Renzi.

Zingaretti deve reagire e recuperare terreno, Conte deve sfilarsi da Di Maio e farsi sostenere dagli esperti dem, per il suo umanesimo riformatore e verde. Lui è abituato ai salti. Già ha abbandonato facilmente Salvini. Con un fiume di parole. E’ l’inizio del Zingaconte o del Contaretti.

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