Appartamenti e ius soli. Conte-Zingaretti-Trenta: la faccia rovesciata del governo

Politica

La malattia di questo governo non è tanto la sua genesi, non sono tanto le continue lotte intestine, ma il suo dna rovesciato.

Come è nato l’esecutivo giallorosso è cosa nota, è storia: la paura di Salvini, la voglia di poltrone e l’esigenza di rassicurare la Ue: dalla Manovra alla futura elezione del capo dello Stato (che per forza dovrà essere un uomo gradito a Bruxelles e non un populista o peggio, un sovranista, un euroscettico).

Del resto, come il Conte-2 stia andando avanti, lo sa solo Dio. Tra l’opposizione a trazione leghista, che vince le elezioni e Renzi autentica spina nel fianco, che ha i numeri per far saltare tutto.
Le lotte intestine interne alla coalizione poi, sono oggetto noioso e scontato della cronaca quotidiana. Due partiti, il Pd e i 5Stelle, costretti ad andare d’accordo, dopo alcuni anni di violenta polemica tra loro; due soggetti politici all’opposto come idee e come matrice culturale (altro che costole reciproche); il primo dentro la recita del partito garante e campione di serietà; il secondo che improvvisa a giorni alterni il ruolo di partito di lotta e di governo, per evitare il ripetersi della sindrome di Stoccolma che ha portato Di Maio ad essere cannibalizzato, vampirizzato da Salvini.

E sopra tutto e tutti, il garante, arbitro, ex-avvocato del popolo, diventato ora avvocato di sé stesso: Conte, che da settimane, in crisi col suo sponsor Di Maio, sta appoggiandosi a Zingaretti.
Un premier che ha avvertito i suoi sulla Manovra, oltre che per le ricette, cartina di tornasole dei guai di Palazzo Chigi: “Meno imposte sulle auto, aiutate me e Gualtieri, la pressione fiscale è rimasta invariata”. Un appello alla compattezza della squadra: “Chiudiamo il cerchio ci vuole più ambizione, non accetto le falsità”.

Da un lato, l’ossessione di Conte di fornire al Paese un’immagine rassicurante ed efficiente, con la spada di Damocle di Italia viva che ha già ammonito: “Conte o non Conte, il governo non casca”. Come dire: niente urne, la governabilità è assicurata, Conte meno (forse Draghi?).
Dall’altro, i soci di maggioranza che usano gli argomenti non per risolverli, ma per incassare consenso in vista dei prossimi appuntamenti elettorali.

Zingaretti, stanco di fare il positivo e il pompiere, a conclusione della kermesse di Bologna, ha riproposto lo ius soli e lo ius culturae.
E non si capisce se lo ha fatto per rompere, strappare con l’alleato o per riaggregare una base dem sconcertata, confusa, in bilico tra il centrismo renziano e l’aspirazione a una sinistra tosta, vecchia maniera.

Questo è il dna rovesciato della maggioranza. L’eterogenesi dei fini. Percorsi che finiscono a rovescio. Il Pd condannato a rilanciare la sua ideologia per abbandonare la maschera del soccorso istituzionale: una linea troppo buonista e astratta. I 5Stelle condannati a polemizzare con gli alleati, atterriti come sono, di perdere il consenso, visto che hanno perso, numeri alla mano, la loro identità di movimento anti-casta.

Il caso-Trenta ha peggiorato le cose. Una ex-ministra che non vuole lasciare il proprio appartamento avuto nella veste di titolare della Difesa perché lo vuole grande, allo scopo di intrattenere relazioni riservate, e che non intende ritornare alla vecchia dimora, in quanto ubicata al Pigneto, “quartiere con problemi di sicurezza, e dove si spaccia droga” (ora se ne accorgono o è un vezzo snob?), al di là degli aspetti formali, pare tutto regolare, pone un problema di fondo. In ballo per i quadri pentastellati è l’oscuramento, come se ce ne fosse ancora bisogno, dell’immagine adamantina e moralizzatrice dei 5Stelle.

Infatti, Di Maio non ha perdonato la leggerezza della sua “motivatrice”: “Deve lasciare quella casa”.
Un Di Maio che ha replicato astioso pure a Zingaretti: “E’ sconcertante che il Pd pensi allo ius soli mentre il paese è sott’acqua”.
Subito la replica infastidita e ironica dei dem: “Evidentemente i grillini non sanno pensare e fare due cose insieme”.
Tra l’incapacità di pensare due cose insieme e le ricette ideologiche, il governo naviga a vista con due partiti che hanno perso la faccia.

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