Virus-docet. Ora i sovranisti stanno a sinistra e i libertari a destra

Politica

Si chiama eterogenesi dei fini. La realtà molto spesso, rovescia le nostre intenzioni. Ci obbliga noi malgrado a un cambiamento radicale, a modificare tutte le nostre certezze.

Ma le rivoluzioni copernicane possono assumere anche forme grottesche e comiche.

Ad esempio, prima lo scontro culturale, politico, in Europa e nel mondo, vedeva essenzialmente due fronti, due eserciti chiaramente schierati. Da una parte, i difensori dell’identità nazionale, culturale, storica, religiosa; i difensori dello Stato sovrano, della sua autorità, tutti legge e ordine, in maggioranza presidenzialisti, assertori del decisionismo governativo e del centralismo. Dall’altra, i tifosi della globalizzazione, i professionisti dell’umanità, gli indignati morali, i cittadini del mondo, i laicisti, sempre pronti a parlare di diritti civili, libertà liberali, democratiche, a combattere ogni discriminazione, il fascismo, l’autoritarismo; persone geneticamente federaliste etc.

A livello partitico in Italia, fino all’arrivo del Coronavirus abbiamo avuto lo scontro tra destra, Lega, Fdi, qualche lembo di Fi e la sinistra, i grillini, il Pd, Leu, e qualche lembo liberal-radical di Fi. Con un centro mediano ex-Dc ridotto all’osso, e totalmente fuori dai giochi.

Poi è arrivato il contagio e ha stravolto ogni assetto. La destra oggi rivendica gli spazi di libertà, le ansie libertarie dei cittadini stanchi per le restrizioni giudicate inutili, ormai confusi da provvedimenti ritenuti vessatori; chiede a gran voce il ripristino dei diritti del parlamento chiuso da Conte, invoca le libertà democratiche,

contrasta il presidenzialismo autoritario di Palazzo Chigi e simpatizza per i governatori federalisti del Nord.

Invece, i radical-chic, i borghesi progressisti, gli umanitari, la sinistra nostrana, i tifosi di Carola, Greta, delle Ong, in molti casi genitori delle sardine, hanno scoperto il sovranismo nella sua versione più “fobica”, più estremista. Un “sovranismo sanitario”. Preoccupati di perdere il loro magico mondo consumistico, la famigliola perfetta, le loro abitudini e privilegi consolidati, si sono ritrovati a pensarla esattamente come l’odiato Salvini; si sono chiusi in casa, hanno scelto l’autorità sulla libertà, il centralismo di Conte; se li interpelli rinnegano il loro innamoramento liberale e liberista, tornando a volere il primato della comunità, dello Stato sociale, del Welfare, della sanità pubblica su quella privata, che proprio i loro governi (a guida Pd) hanno contribuito a demolire. Si trasformano in sentinelle “legalitarie”, fanno la spia se qualche loro concittadino esce irregolarmente dal condominio, lo rimproverano per le eccessive passeggiate col cane o corse al parco. E magari, dal balcone cantano come non hanno fatto mai nella loro vita, l’inno di Mameli, con la mano sul petto, dimenticando la partigiana Bella Ciao.

Il sovranismo a 360 gradi, indubbiamente ha vinto. Non solo a livello di comune sentire, per paura, angoscia, numero dei morti che quotidianamente funestano la cronaca. Non solo a causa di una Ue che ha confermato la sua intima insensibilità economica, gestendo in modo tardivo e inefficace, un’emergenza che ormai riguarda tutti.

Ha vinto a tal punto, che si esprime nelle risposte più paranoiche: si chiama “sovranismo ombelicare”. Ce ne accorgiamo facilmente: la gente difende a spada tratta (guardandosi in cagnesco) quel

metro di sicurezza legittimamente imposto dalla Protezione civile; guai a oltrepassarlo. Se ti avvicini troppo, in fila per fare la spesa, o all’edicola per prendere il giornale, o se sali in ascensore prima della signora del piano di sotto, sono fulmini e saette. In una parola, è nato l’italiano “sovrano-sovranista” di sé stesso.

Chissà se passata la nottata le cose torneranno come prima. I sovranisti a destra e i globalisti a sinistra. Ma sicuramente, ci penserà Conte a mischiare le carte. Finito lo stato di eccezione dimenticherà gli atteggiamenti e i comportamenti da presidenzialista virtuale, a metà tra De Gaulle e Peron, ricordandosi che è il premier di una Repubblica parlamentare

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