Da giuristi e politici “cartellino giallo” a Conte: basta “uomo solo al comando”

Politica

Sembra che “la luna di miele” fra il premier Conte e la “sospensione” delle prassi costituzionali sia giunta al capolinea. Da più parti infatti si stanno intensificando gli appelli di importanti costituzionalisti a tornare nel perimetro delle “regole costituzionali” finora passate in secondo piano rispetto all’esigenza di affrontare l’emergenza sanitaria rappresentata dal coronavirus.

Già nelle scorse settimane aveva alzato la voce il giudice emerito della Consulta ed ex ministro Sabino Cassese che aveva espèresso forti dubbi sulla piena legittimità dei decreti della Presidenza del Consiglio, adottati in base ad uno stato d’emergenza che presentava diverse “falle costituzionali”.

Ieri è intervenuta la presidente della Corte Costituzionale Mara Cartabia appena uscita dalla convalescenza post Covid-19, che ha in pratica evidenziato come nella Costituzione siano chiaramente indicate le vie per uscire dalla crisi. Nell’intervista rilasciata al Corriere della Sera ha spiegato: “La nostra Costituzione, a differenza di altre, non prevede lo stato d’eccezione. Dunque, anche in situazioni di crisi valgono i principi di sempre, ma ciò non significa che non si debba tener conto delle circostanze e delle loro peculiarità. Sul piano economico, ad esempio, l’articolo 81 prevede che il principio dell’equilibrio di bilancio tenga conto delle fasi favorevoli e di quelle avverse, ed è un’indicazione importante. Il rigore richiesto in alcuni momenti deve poter essere ammorbidito nelle situazioni in cui occorre sostenere la ripresa economica, come peraltro già sta accadendo. La Costituzione è piena di clausole che richiedono di modulare i principi sulla base dei dati di realtà e dei diversi contesti. Potremmo dire che i principi costituzionali sono sempre finestre aperte sulla realtà”.

Al giornalista che le fa notare come i provvedimenti adottati dal Presidente Conte con la decretazione d’urgenza potrebbero finire all’esame della Consulta, Cartabia risponde: “Io non posso entrare nel merito delle singole questioni di attualità che potrebbero tutte arrivare al vaglio della Corte, ma voglio ricordare che nella Costituzione sono indicate le ragioni che possono giustificare limitazioni dei diritti e gli strumenti con cui tali limitazioni si possono imporre. Nella giurisprudenza costituzionale, poi, si trovano orientamenti anche sulla misura di queste limitazioni, che devono sempre essere ispirate ai principi di necessità, proporzionalità, ragionevolezza, bilanciamento e temporaneità. La Corte costituzionale ha affermato in varie occasioni che più la compressione di un diritto o di un principio costituzionale è severa, più è necessario che sia circoscritta nel tempo. Le limitazioni si giudicano secondo il test di proporzionalità che risponde a queste domande: si sta perseguendo uno scopo legittimo? La misura è necessaria per quello scopo? Si è usato il mezzo meno restrittivo tra i vari possibili? Nel suo insieme, la norma limitativa è proporzionata alla situazione?”.

La Presidente della Corte Costituzionale non entra nel merito, ma fa chiaramente capire che lo “stato d’eccezione” deve essere proporzionato e soprattutto limitato nel tempo. Quello della Cartabia sembra tanto un invito a tornare al più presto alla normalità, come richiesto anche in una lettera sottoscritta da 34 fra presidenti di tribunale e avvocati. Lettera inviata al premier Conte. (LEGGI QUI). 

Ma le maggiori polemiche arrivano dalla politica e dalla stessa maggioranza di governo. Il capogruppo del Pd al Senato Andrea Marcucci intervistato da Repubblica ammette: “Una ripartenza troppo cauta. Spero si possa migliorare il cronoprogramma stabilito dal governo. Spostare l’apertura dei bar e dei ristoranti in tutta Italia al mese di giugno vuol dire mettere ancora più pesantemente in crisi un comparto strettamente legato a quello turistico e alberghiero, sul quale credo si debba fare un’azione di rilancio. Bene la prudenza – spiega Marcucci – ma bisogna fare una valutazione complessiva. La mia non vuol essere una critica generica al presidente Conte e al governo, ma spero ci possa essere qualche ipotesi migliorativa rispetto a questo cronoprogramma. Si diano ai ristoratori protocolli molto rigidi, poi starà a loro organizzarsi per rispettarli.  

E conclude: “Confermo che la priorità assoluta debba essere quella di salvare vite umane e superare l’emergenza sanitaria. Ma ovunque si possa rendere questi aspetti compatibili con lo svolgimento di libertà individuali e attività economiche bisogna farlo. Il punto di equilibrio è salvaguardare la salute pubblica autorizzando però tutto il possibile, anche richiedendo protocolli di sicurezza molto impegnativi. Un confronto su questo va fatto”.

E non è da meno il capogruppo dem alla Camera Graziano Delrio che avverte: “Finita questa prima fase, in cui ci siamo tutti adeguati a ritmi che richiedevano decisioni urgenti, bisogna che ci sia più concertazione e più coinvolgimento del Parlamento. Dobbiamo progettare la convivenza insieme al coronavirus e per questo scopo occorre  elaborare linee guida più generali in grado di dire che — una volta adottate tutte le misure di sicurezza: sanificazioni, mascherine, distanziamento — le attività, in accordo con le Regioni, in maniera differenziata, possono ripartire”.

“Quindi – è la conclusione di Delrio – lasciamo ai sindaci e ai governatori un po’ di flessibilità specie nei territori meno colpiti”.

Insomma “l’uomo solo al comando” sembra avere ormai i giorni contati. 

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