Conte-3. La strategia liquida del premier: partito cattolico o sponda col Pd

Politica

Al di là di oggi, quale destino per Conte? Lo scontro cruento e mediatico scelto soprattutto dall’opposizione di centro-destra, l’argomento oggetto della sfiducia (il caso-Bonafede), non ingannino: sono unicamente un modo per dimostrare d’esistere, ritornare al consenso precedente alla Fase-1 del contagio e alzare i toni in vista del 2 giugno, giorno delle piazze.

Ma remano contro i desiderata di Salvini e della Meloni, fattori imprescindibili e invalicabili, come il Colle, i poteri forti, il momento ancora delicato (la Fase-2, la ripartenza), l’esigenza di completare la strategia di ripresa economica, attualmente al palo, gli equilibri internazionali (prestiti Ue etc), e l’attaccamento alle poltrone da parte di una classe politica che teme il bagno di sangue alle prossime consultazioni. Se la situazione interna al Pd, dopo la diaspora di Iv, è almeno controllabile, gestibile; quella dei 5 Stelle è drammatica. E in qualche modo si lega alle strategie cui sta pensando il premier.

Le capacità trasformistiche infatti, di Conte sono note. E’ riuscito a galleggiare destreggiandosi con furbizia e abilità dal governo gialloverde a quello giallorosso. Ha tentato di costruirsi un’immagine da statista governando la crisi sanitaria, e adesso, intende precedere, come logico, il futuro.
Conosce tutti i giochi che si stanno architettando per defenestrarlo e sta cercando di reagire.

Da una parte, c’è il “partitone americano” che lavora per un governo di unità nazionale, con dentro pure Fi, guidato da Draghi, e c’è il “partito cinese”, che al contrario, ritiene che lui possa ancora svolgere una funzione arbitrale ed equilibratrice.

Conte sta pensando a due sponde. Una, con la Chiesa. Da tempo il suo obiettivo è varare un partito centrista, di ispirazione cattolica, con l’ausilio dell’arcipelago associativo, diretta emanazione o vicino alla Cei. Malgrado gli inciampi, le incomprensioni con la Curia, relative al tardivo via libera alle messe, e la sua manifesta impreparazione dottrinaria (quando ha affermato che la Pasqua cristiana era la fuga degli ebrei dall’Egitto), pare che riscuota dei consensi proprio in questa area. E del resto, la corsa verso il centro è un terreno ambito da molti: Renzi, Berlusconi e Calenda, navigano nelle medesime acque, con sfumature e accenti diversi: partito liberal-democratico, partito liberal-cristiano etc.

L’altra sponda è invece, traghettare i grillini di sinistra, o i fuggiaschi e quelli del Gruppo misto, verso un’area riformatrice alleata o organica al Pd. Lasciando ai governisti capeggiati da Di Maio, altre opzioni. C’è addirittura chi parla di una sorprendente convergenza del ministro degli Esteri, ex capo politico grillino, verso il partito popolare europeo.
Della serie, ormai tutto è liquido. Ma il capo dei liquidi sta proprio a Palazzo Chigi.

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