Conte, Lamorgese e il Fatto. Lati opposti dello stesso tracciamento e distanziamento

Politica

Tracciamento e distanziamento. Sono le due parole-chiave del momento. Sono i mantra del sistema politico, istituzionale, sanitario e mediatico che vengono usati per nascondere, celare altri significati. Ben più drammatici. Se qualcuno riesce a capire.

Il tracciamento, in realtà, è il monitoraggio ideologico, orchestrato dal Palazzo per controllare i cittadini. Formalmente, per evitare il diffondersi del contagio, e quindi a fin di bene; sostanzialmente, per colpire chi non si adegua, chi non rispetta i comportamenti pubblici previsti, stabiliti, o chi trasgredisce le regole.
Tradotto, sono le liste di proscrizione informatica verso chi si oppone, reagisce, vuole approfondire cosa succede veramente e che tipo di piattino nazionale e internazionale, si sta preparando.

Il tracciamento, effettuato da vari strumenti, dall’app immuni, allo stesso vaccino (bisognerà vedere cosa ci metteranno nelle vene), e altri mezzi simili, colpirà soltanto il dissenso, nelle sue varie articolazioni. Dai No-Vax ai Free-Vax, dai negazionisti agli scettici, dubbiosi, ai semplici perplessi.

Il distanziamento, dal canto suo, è l’effetto delle politiche del “Regime-Covid”, ossia la gestione politica del Virus, gli interessi che i fondi e i prestiti Ue genereranno da noi, e la partita congiunta che stanno giocando, da una parte, i “soloni in camice bianco”, per indottrinarci, prepararci al ricorso salvifico del vaccino e, dall’altra, la politica, per eternarsi al potere (Conte e la sua maggioranza giallorossa), strumentalizzando la paura del contagio, ridurre le libertà parlamentari, costituzionali, impedendo il voto che potrebbe stravolgere gli attuali equilibri.
Il sistema, infatti, ci vuole separati, soli, divisi, senza spazi di relazione, pubblici, sociali, familiari. Così siamo e saremo in futuro, maggiormente condizionabili, deboli.

Ma il vero distanziamento, va gridato, è quello che tra un Palazzo, sempre più lontano, cieco e arrogante, e il suo popolo.
Altre prove? Basta scorrere la cronaca. Notizie, dichiarazioni, che sulla carta sembrano inoffensive o solo di parte, peculiarità del circo e teatrino, ma nel profondo, sono frutto di una medesima regia, e svelano una feroce dittatura culturale, ideologica e giornalistica.

Ad esempio, la ministra dell’interno Luciana Lamorgese. Cosa ha detto? “Niente Recovery ai paesi che non collaborano con i migranti”. Non è unicamente un ricatto di soldi, ma una vera e propria imposizione ideologica. Se non si accettano il disegno umanitario, globalista, la mistica dell’accoglienza, la migrazione come mantra religioso, una risorsa, sei fuori, sei un nemico. Una minaccia. E’ un diktat nazista, nazi-buonista, vestito di progressismo. E guai a ribellarsi, si diventa nemici del popolo, della democrazia. Questa è epurazione giacobina. Una logica a 360 gradi. E ancora.

Il Fatto quotidiano ha dedicato una prima pagina a mo’ di wanted, a chi osa votare no al prossimo referendum sul taglio dei parlamentari. Legittimo ma lesa maestà nei confronti del pensiero unico moralista e giustizialista. Accostando i volti di chi voterà contro, ha pensato di creare una negativa associazione di idee. Come, dire che il male è qui e il bene è rappresentato dal sì. Craxi, Casini, Pomicino, Formigoni, Violante, per il quotidiano (allineato dogmaticamente con Conte e i 5Stelle governisti), 5 simboli del vecchio, della prima Repubblica, della casta, delle poltrone, della corruzione e del malgoverno. Invece, il “buon governo” è un merito di Di Maio, Zingaretti e soci…

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