Mezzo centrodestra tifa Biden ma i sovranisti avvertono: “Non siamo morti”

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La sconfitta di Trump alle presidenziali Usa, tanto per cambiare, fa riemergere le divergenze nel centrodestra italiano.

Il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi non nasconde una certa soddisfazione per la vittoria del democratico Biden, certamente convinto che la sconfitta di Trump comporti un ridimensionamento in Europa dei movimenti sovranisti, compresa la Lega di Matteo Salvini.

Intervenendo domenica scorsa alla trasmissione “Che Tempo che Fa” di Fazio Fazio, Berlusconi ha così commentato il voto Usa: “Non ho sentito Donald Trump. Credo abbia pagato con queste elezioni anche il suo atteggiamento molto spesso troppo arrogante. Ho mandato i miei auguri di buon governo a Biden. Gli Usa risultano divisi. Ma credo che oggi Biden abbia chiara la necessità di essere il presidente di tutti gli americani. E questo penso possa essere un bene per tutti noi”.

Non ci vuole molto a capire che dalle parti di Forza Italia si sia gioito per la vittoria di Biden con lo sguardo puntato verso l’Italia e l’Europa. Perché adesso, appare chiaro, come in Occidente si tornerà a parlare un linguaggio “moderato”, archiviando la stagione dell’antieuropeismo dei sovranisti, che proprio in Trump avevano il principale alleato ed interlocutore.

Il presidente uscente non ha mai fatto mistero di guardare favorevolmente ad una disgregazione dell’Unione europea, sostenendo la Gran Bretagna nel percorso di uscita della Brexit, assicurando pieno appoggio a Boris Johnson e manifestando in diverse occasioni la sua simpatia per i movimenti anti-europeisti e anti-euro. Difendendo quei Paesi che entravano in contrasto con la dirigenza Ue, come avvenuto anche nei confronti dell’Italia ai tempi della maggioranza gialloverde. 

E difatti Salvini, diversamente da Berlusconi, non nasconde la sua irritazione per la sconfitta del repubblicano, cavalcando per altro le accuse di brogli rivolte nei confronti dei dem. Al punto da finire sul giornale inglese The Independent dove il leader della Lega viene etichettato come complottista.

Chi invece nel Carroccio non piange affatto per la sconfitta di Trump è il numero due Giancarlo Giorgetti, ormai da tempo in rotta con l’ala sovranista del partito e promotore della svolta moderata. La sconfitta di Donald spezza le ali agli anti europeisti e anti euro modello Borghi e Bagnai, e apre invece la strada alla necessità di cambiare strategia. Giorgetti si è detto pronto a partire per gli Usa con Matteo Salvini per incontrare Biden e far capire al nuovo presidente che la Lega non è “trumpiana”, ricordando per altro il rifiuto del “quasi” ex presidente di incontrare Salvini nel suo precedente viaggio americano e gli auguri inviati a “Giuseppi” Conte alla nascita del governo giallorosso. Un modo per dire che in realtà tutta questa amicizia con la Lega, Trump non l’avrebbe mai avuta davvero. Ci crederà Biden?

Anche Giorgia Meloni non nasconde la sua amarezza per la sconfitta di Trump e avverte che i sovranisti non sono morti: “Nonostante la vittoria di Biden – ha detto la leader di FdI – l’America di Trump non è sparita: le persone che lo hanno votato, sono più di quelle che gli diedero fiducia nel 2016, dimostrando che esiste una larga parte della popolazione Usa che non si riconosce nel pensiero caro al mainstream. E si tratta di gente che condivide il modello fatto di meno tasse, difesa della produzione nazionale, più sicurezza e rivendicazione dell’orgoglio nazionale di fronte a chi vuole abbatterne i simboli, come le statue del nostro Cristoforo Colombo. Con questi principi e con questi elettori tutti dovranno fare i conti per molto tempo ancora, segno della presenza ancora forte di una fetta di popolazione che sostiene gli ideali più conservatori. E non basterà la sconfitta di Trump a farli scomparire”.

“Sento gridare al pericolo populista e sovranista da molto prima dell’elezioni di Trump. E da ancora prima si pronostica la nostra scomparsa. Ma gli analisti di sinistra – avverte Meloni – confondono spesso la realtà con i loro desiderata”.

Insomma, se da una parte Berlusconi spera adesso di spostare l’asse del centrodestra su posizioni moderate ed europeiste, Salvini e la Meloni non sembrano affatto intenzionati ad agevolare questo progetto, con o senza Trump. Anche se nella Lega molto probabilmente si assisterà ad un’accentuazione delle divergenze già abbastanza chiare fra la Lega sovranista di Borghi e Bagnai e la Lega delle origini, istituzionale e filo europeista di Giorgetti, Maroni e dei governatori del nord, sempre più alleati di Berlusconi nel progetto di ricostruzione dell’identità del centrodestra.  Fino a quando Salvini sarà in grado di tenere tutti sotto un’unica bandiera?

 

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