Mes. Il 9 dicembre si deciderà il destino di Conte, Berlusconi e Zingaretti

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Il prossimo 9 dicembre sarà un giorno esiziale e nello stesso tempo, fondamentale per l’Italia. La pandemia, il nuovo Dpcm, c’entrano, ma di sfondo.

Naturalmente tutto nasce dalla gestione politico-sanitaria del Virus, dai soldi che non arrivano e dalla legittima esigenza degli italiani di ripartire sul piano economico, e non vedersi unicamente a casa, con divieti incomprensibili, o magari tassati da una probabile, evidente o mascherata patrimoniale.

D’altra parte, se i soldi del Recovery giungeranno con difficoltà e semmai dopo i “dotti” progetti elaborati dalla neo-squadra di manager e dai loro aiutanti (6+300), inventata da Conte, modello-Colao, i soldi da qualche parte Palazzo Chigi dovrà pur prenderli. E quindi, via libera a idee, alle ricette, anche le più pericolose.
Ma il tema, quel giorno, si concentrerà sull’altro strumento “salvifico” e sulla comunicazione ufficiale che il governo dovrà dare a Bruxelles, appunto il 9 dicembre: sì o no al Mes-fondo Salva Stati?

In quell’occasione centro-destra e centro-sinistra rischiano la vita. Si ripeterà infatti, una scena già vista.
Salvini, come noto, votando sì allo scostamento di bilancio, ha recuperato in extremis Berlusconi che stava veleggiando verso lidi centristi, più commestibili per Conte. Da mesi era cominciato un corteggiamento ossessivo da parte dei dem, allo scopo di garantire la stabilità della maggioranza giallorossa, e nel contempo, dare un segnale ai grillini, ritenuti sempre più inaffidabili. Il momento più significativo di questa strategia dei lunghi coltelli, è stato l’emendamento del Pd dentro il Decreto Covid, definito “Salva-Mediaset”.

Apriti cielo: la sinistra che rinnega decenni di conflitto di interessi, usato come clava giudiziaria e politica contro il Cavaliere, reo di turlupinare gli italiani con le sue tv commerciali. Addirittura una sinistra diventata sovranista (Palazzo Chigi vale una messa). A differenza dei leghisti che inizialmente si sono astenuti (poi, successivamente hanno cambiato il tiro), guadagnandosi i galloni di difensori non più del primato degli italiani, ma del primato dei francesi, visto che l’emendamento serviva e serve, a bloccare le mire di Bollorè, l’imprenditore bretone, su Mediaset.

Ma, quella tra Silvio e Matteo, è stata una pace armata. Con un rilancio: la Federazione (proposta di Salvini), o la Confederazione (proposta Meloni), o la semplice omogeneità e unità d’intenti dei gruppi parlamentari, secondo gli azzurri.
Invece no: nulla di fatto. Anzi, il 9 dicembre, a meno che non intervengano mediazioni dell’ultima ora (il duo Giorgetti-Letta è al lavoro), Lega e Fdi voteranno no al Mes, mentre la maggior parte degli azzurri voterà sì, esattamente come il governo, o una sua parte. Nonostante l’annuncio di Berlusconi, proprio ieri, di votare sì, per salvare capra e cavoli, la situazione dentro Fi diventerà sicuramente incandescente. Prevarrà la disciplina di partito?

E sarà la probabile fine del centro-destra. Certamente di quello a trazione leghista. E’ questione di logica: il Recovery Fund, obbliga gli Stati membri a rendere compatibili i progetti per i finanziamenti, allo “stato di diritto europeo”. Lessico ideologico che ha originato il no di Ungheria e Polonia. E il Mes, dal canto suo, vincola i soldi alla sostenibilità del debito degli Stati. Se non è zuppa è pan bagnato.
Un dubbio: ma il no di Lega e Fdi resterà no? Vedremo cosa uscirà dal cilindro. Anche Salvini e Meloni ogni tanto brillano per cambiamenti in progress.

Se Roma piange Parigi non ride. Anche il centro-sinistra di governo rischia la rottura, la spaccatura irrecuperabile. I grillini da mesi abbondano di dichiarazioni che vanno verso il “no Mes-no Party”. I dem invece, la pensano all’opposto. Sono i più europeisti della squadra.
Il timore dei pentastellati è che si possa bissare una maggioranza a geometria variabile, decretando ufficialmente la fine della maggioranza attuale.

Ma ci ha pensato il ministro Gualtieri, con un colpo da maestro. Non si voterà su “questo Mes”, ma su “un altro Mes”. E poi, un conto, sua esternazione geniale, “la riforma del Mes, un conto il suo utilizzo”. Come dire, state calmi grillini, il vostro no, riguarda un’altra cosa. Inoltre, questo nuovo Mes possiamo votarlo, ma non vuol dire che lo utilizzeremo.
Vincerà la furbizia del Pd o la presunta coerenza dei grillini? O come al solito, per non abbandonare le poltrone e rovinare il castello, vinceranno liquidità e pragmatismo?

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