– 2. Mes e Decreti Sicurezza? Cade Conte? Ecco perché non accadrà nulla

Politica

Il 9 si spaccheranno centro-destra e centro-sinistra? Cadrà Conte? Sarà il conto alla rovescia della Terza Repubblica? Sì, ma anche no. Il parlamento, come noto, è chiamato a confrontarsi su due argomenti non da poco: il Mes e il voto sulla modifica radicale dei Decreti Sicurezza di Salvini. C’è da far tremare i polsi.

Partiamo dal Mes. La flotta mediatica dei giornaloni di regime (La Stampa, Corriere della Sera e Repubblica) sta pompando a dismisura l’incubo di una eventuale frana del governo, con relative ripercussioni catastrofiche, sia dal punto di vista politico, sia economico. In pratica, mancheranno i soldi per la nostra ripartenza, si sfascerà l’azienda-Italia. Addio fondi per la sanità e addio anche i prossimi soldi del Recovery. Per il Palazzo, Mes e Recovery infatti, sono strettamente connessi. Così la pensa il capo dello Stato il quale, da qualche settimana, sta manovrando tutta la diplomazia possibile per scongiurare ogni variabile indipendente.

Mattarella ha ragione, oltre alla politica, è una priorità istituzionale. Lui vuole passare alla storia come il garante dell’europeismo, senza tentennamenti o minimi cedimenti sovranisti. Ed è ovvio che Mes e Recovery da questo punto di vista, facciano parte della medesima strategia.
Per non parlare poi, dell’immagine in caduta libera che avrebbe l’Italia rispetto a Bruxelles. E allora, se il 9 il governo va sotto, tanto meglio andare al voto, e se le urne non fornissero maggioranze stabili, arrivare a un governo di coalizione, con dentro tutti i responsabili (ipotesi Draghi).

Ma mentre sul Mes la battaglia, specialmente al Senato, si annuncia difficile, sui Decreti Salvini, il risultato è scontato: saranno stravolti, svuotati. Al punto da rimpiangere Minniti. E all’opposizione non resterà che gridare al colpo di Stato e movimentare la piazza. Una reazione mediatica, ma improduttiva a livello politico. In democrazia parlamentare contano i numeri.

Numeri che contano e conteranno invece, per il Mes. E’ cosa nota che Berlusconi, in virtù dello scambio negoziato con Salvini (“io cedo sullo scostamento del bilancio, ma tu voti come me sul Mes”), ha deluso i suoi, ultra-europeisti. E quindi il 9, o il centro-destra voterà una mozione unitaria, oppure due differenti, ma convergenti mozioni, per accontentare i vari Brunetta, Carfagna, Polverini, da sempre per il sì come il Cavaliere, prima dell’accordo. Tradotto: il corpaccione azzurro dirà no alla riforma del Mes, ribadendo però, il suo sì ai soldi per la sanità, ma non alla parte detta salvabanche, che finirebbe per dare troppa centralità e potere alla Troika (la Commissione, il Fmi e la Bce: Grecia docet).

Il centro-sinistra, dal canto suo, cercherà di riappiccicare i cocci, riassorbendo la diaspora grillina dei 50 deputati e 20 senatori, autori della famosa lettera in assoluto dissenso rispetto le decisioni dei governisti alla Di Maio. Diaspora che ha fatto infuriare il Pd, al momento il partito più stabilmente e ideologicamente filo-Bruxelles.
Come andrà a finire? Per i decreti Salvini il risultato è scontato. Per il Mes pure? Molto probabilmente sì. La via d’uscita l’ha fornita con un colpo di genio il ministro Gualtieri, separando la riforma del Mes (come se fosse un altro Mes dal precedente), dal suo utilizzo. Ossia, un conto è il Mes, un conto il suo uso. Ergo, tutti avranno un motivo per mediare e far credere di aver vinto.

Stesso ragionamento che specularmente ha già fatto Tajani interpretando l’opinione dei moderati di centro-destra, se non fosse stato per Berlusconi, e per le mere esigenze di tenuta della coalizione.
Quindi, il 9 accadrà ben poco. Il clima mediatico di terrore, molto simile alla strategia psico-sanitaria legata al Covid, che sta irregimentando gli italiani nelle istituzioni, produrrà l’effetto di ricompattare gli schieramenti e ridurre al minimo i ribelli da ambo le parti.
E poi, in fondo, si tratta di una risoluzione, di una comunicazione che Conte dovrà fare alla Ue, non di un voto di fiducia su una legge. E pure se andrà sotto (su una comunicazione) non sarà un dramma. Sarà un problema solo mediatico. Come la terza Repubblica.

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