Smacco di Giorgetti a Salvini sul green pass. Chi comanda nella Lega?

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Avevamo parlato ieri di come nella Lega fosse ormai in atto uno smarcamento nei confronti del leader Matteo Salvini da parte dell’ala draghiana del Carroccio costituita dai ministri e dai governatori. Uno smarcamento che non si sta manifestando con un attacco diretto alla leadership del Capitano, ma con dichiarazioni che vanno in direzione esattamente opposta e contraria alle sue.

Ha aperto il fuoco il governatore del Veneto Luca Zaia che con un’intervista al Corriere della Sera ha sconfessato la linea del segretario sui vaccini. Salvini ha dichiarato che il Covid non si cura soltanto con il vaccino e Zaia ha invece dichiarato che “al vaccino non ci sono alternative” mettendo in discussione anche l’efficacia delle cure domiciliari cavallo di battaglia dell’ex ministro dell’Interno. Ha rincarato la dose il governatore del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga che in qualità di presidente della Conferenza delle Regioni ha proposto lockdown per chi non è vaccinato; peccato che Salvini avesse invece ribadito contrarietà a qualsiasi tipo di obbligo e di limitazione alle libertà personali.

Ma ecco che ieri è arrivata la dichiarazione più dirompente, ovvero quella del ministro Giancarlo Giorgetti, il luogotenente di Draghi nella Lega e ormai raffigurato dai media come il leader della fronda anti-Salvini. Il quale ha difeso la linea del governo sull’estensione del green pass a tutti i lavoratori che proprio Salvini pochi giorni fa aveva invece criticato, sostenendo di aver avuto da Draghi rassicurazioni sul fatto che non si sarebbe proceduto in tal senso.  “L’esigenza delle aziende è di avere la sicurezza per chi opera nei reparti – ha detto Giorgetti – credo, quindi, che si andrà verso un’estensione senza discriminare nessuno, possibilmente. Soltanto un contagiato, al netto delle conseguenze sanitarie rischia di far chiudere tutta l’azienda. Dobbiamo dare un sistema di certezze sia sotto il profilo sanitario che sotto il profilo dell’organizzazione del lavoro”.

A chi gli fa notare che nella Lega non tutti la pensano come lui, il Ministro dello Sviluppo Economico ha risposto: “Come ovunque ci sono quelli che la pensano in un modo e chi in un altro. Io credo che in modo pragmatico bisogna vedere la realtà e se non riusciamo a contenere il fenomeno purtroppo poi ci sono le altre misure, che dobbiamo evitare. Quando siamo entrati nel governo sapevamo di assumerci un peso, una responsabilità, in una situazione complicata, difficile. Stare al governo significa assumersi responsabilità, prendere decisioni: magari c’è qualcuno che non è contento, ma fa parte delle regole del gioco”.

Quel “qualcuno” è forse Salvini? Giorgetti non lo dice, ma non ci vuole molto a capire che il riferimento diretto è a lui, che appena una settimana fa escludeva la possibilità che l’obbligo del green pass venisse imposto a tutti i lavoratori. Invece è ormai certo che questa settimana verrà approvato il nuovo decreto, che da ottobre estenderà l’obbligo a tutti i dipendenti del pubblico impiego e ai lavoratori dei settori privati dove il certificato verde è già richiesto ai clienti; bar, ristoranti, palestre ecc.

Ormai dunque è oggettivamente impossibile negare l’esistenza di due leghe; una draghiana, che a quanto pare rappresenta la maggioranza degli elettori visto che è tutta concentrata al nord dove il Carroccio ha il bacino di voti più consistente, e l’altra salviniana che però a quanto pare non ha la forza di imporre le proprie decisioni, né nel governo e probabilmente nemmeno in Parlamento. Ma è ovviamente la leadership di Salvini a risentirne di più, sia a livello mediatico che elettorale. Perché vedere ministri e governatori che tutti i giorni rilasciano dichiarazioni in aperto contrasto con la linea del segretario non è certo un buon viatico. Anche per questo forse negli ultimi giorni Salvini è tornato ad alzare i toni dello scontro contro il ministro Lamorgese sul tema dell’immigrazione, ben consapevole di come su questo argomento sia facile ricompattare il partito e la base. Un ottimo diversivo per nascondere i problemi e le difficoltà interne?

E gli ultimi sondaggi diffusi ieri sera registrano un ulteriore calo dei consensi per il Carroccio ormai superato da Fratelli d’Italia e sceso ad uno scarso 20%. Secondo i governisti è colpa di chi nella Lega rema contro l’azione di Draghi e dell’esecutivo, per gli altri è invece colpa dell’appiattimento dei ministri alla linea del premier. Le amministrative rappresenteranno un banco di prova anche per il futuro di Salvini e per l’unità della Lega?

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