Berlusconi e la sindrome dello sdoganatore: come finirà con la Meloni

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Persone vicine a Berlusconi riferiscono da giorni di una sua forte irritazione nei confronti di Giorgia Meloni. In un recente pranzo con i big di Forza Italia, il Cav avrebbe detto che la leader di FdI rischia di «fare la fine» di Marine Le Pen, e cioè quella di ritrovarsi isolata politicamente e fuori da ogni possibilità di governo nonostante l’alta percentuale di voti eventualmente ottenuti. Più che una previsione, quella di Berlusconi, è in realtà una forma di auspicio (Giorgia e Marine agiscono in contesti politici reciprocamente lontani), un’aspettativa che però sembra condivisa anche da Salvini: visto che i sondaggi continuano a essere favorevoli alla Meloni, sia Silvio sia Matteo paventano la possibilità di un centrodestra a trazione FdI.

Si spiega probabilmente con questo comune intento di contenere Giorgia il recente infittirsi dei contatti tra il Cavaliere e il Capitano, con l’idea di un partito repubblicano all’italiana derivante dalla eventuale federazione tra Forza Italia e Lega: in caso di mantenimento dell’attuale legge elettorale, quest’asse Berlusconi-Salvini servirebbe a controbilanciare al centro la coalizione di centrodestra; in caso invece di passaggio al proporzionale, Silvio e Matteo avrebbero le mani libere per accordarsi con la galassia di centro in via di ricostituzione e tenere ancora più ai margini la destra.

Il desiderio di ridimensionare Giorgia nasce però nel Cav anche da un’altra spinta, una pulsione ben più potente dell’interesse politico in quanto tale: il narcisismo ferito. A fare infuriare Silvio non è stata tanto la dichiarazione della Meloni di voler rifondare il centrodestra, quanto quella di non sentirsi obbligata nei suoi confronti. «A Berlusconi non devo nulla», ha detto fuori dai denti Giorgia. Per il capo di Forza Italia si tratta di qualcosa di inaudito, qualcosa da fargli persino vacillare la lucidità: è arrivato al punto da far trapelare l’intenzione di “bannare” la leader di FdI dalle reti Mediaset. Si tratterebbe di un vero e proprio boomerang, una roba tale da riproporre in modo pesante la questione del conflitto di interessi.

Il fatto è che Berlusconi è afflitto dalla sindrome dello sdoganatore per qualsiasi cosa si muova a destra. È lui quello che garantisce la “democraticità” degli “ex-fascisti”. È lui quello che li ha portati al governo. È lui quello che li ha tirati fuori dalla marginalità politica. Guai a chi mette in discussione questi dati che per il Cav hanno la forza del dogma.

Questa pretesa portò allo scontro devastante Fini-Berlusconi dieci-dodici anni fa, scontro dal quale Berlusconi uscì, sì vittorioso, ma riportando forti perdite, a partire dall’implosione del Pdl. Oggi le cose potrebbero però finire diversamente. Sia perché il Cav è assai più debole di una decina di anni fa. Sia perché la Meloni non si trova oggi allo scoperto, come all’epoca si trovò Fini, impegnato in una ambiziosa quanto rischiosa opera di rinnovamento della destra.

Giorgia mitraglia il Cav ben protetta in una trincera fortemente identitaria. Prima o poi si imporrà anche a lei la necessità di un rinnovamento. Ma a quell’epoca Berlusconi

sarà probabilmente prossimo alla novantina (se non oltre) e non avrà presumibilmente né la voglia né la forza di sferrare nuove offensive contro la giovane “impertinente”. Anche se però,nel caso di Berlusconi, non si può mai dire…

Aldo Di Lello

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