Macron è entrato nella “fase ostrica”

mercoledì, 4 Maggio 2022
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«Il nostro Paese è assediato da dubbi e divisioni». Questo è stato dichiarato da Emmanuel Macron, a seguito della sua vittoria nel round finale delle elezioni presidenziali di domenica 24 Aprile, dopo aver camminato sul palco sulle note dell’Inno alla Gioia di Beethoven, l’inno della UE. E’ evidente quindi come la vittoria elettorale del neo comandante in capo francese nasconda in sé delle fragilità e dei nodi che sembrano presentarsi come non facili da sciogliere.

La campagna elettorale portata avanti dai tre attori politici che concorrevano alla presidenza (Macron, Le Pen e Mélenchon) e i risultati delle urne sono stati i due elementi chiave che hanno permesso di comprendere al meglio la grande divisione presente nell’assetto socio-politico francese. Alla luce di ciò parte dell’opinione pubblica francofona si è espressa duramente, affermando come non vi sia stato alcun partito in grado di rappresentare la Francia nella sua interezza, ma al contrario ogni partito abbia rappresentato una sola fetta del Paese.

Le Pen e Macron, in questo senso, hanno quasi consegnato all’elettorato la percezione di concorrere non per un’unica Francia, ma per due France diametralmente opposte; opposte nel linguaggio, nei metodi e negli obiettivi. Si ripropone quindi uno scenario elettorale analogo a quello delle elezioni presidenziali del 2017, con l’unica differenza che  lo scontro odierno non si esaurisce solamente con il configurarsi di una contrapposizione tra destra e sinistra, ma anzi pone le sue radici più profonde tra due blocchi, che differiscono per visione culturale e sociologica: il blocco nazionalista e populista da una parte e liberale  e di stampo globale dall’altra.

E’ chiaro quindi come Macron, con l’inizio del suo secondo mandato, si troverà costretto a fronteggiare una forte frammentazione interna e una non indifferente decomposizione politica, in vista delle elezioni di Giugno all’Assemblea Nazionale, Assemblea di cui Macron necessita il controllo, se vuole governare efficaciemente per i prossimi cinque anni. Tenendo conto di questa analisi è probabile che Macron rischi di non ottenere la maggioranza a Palazzo Borbone. Infatti la stampa, così come l’elettorato francese, si sono incentrati sul voto delle presidenziali, senza però tener conto del voto che forse ha maggiore importanza, ovvero quello sul parlamento.

Il rischio è quello che una dinamica politica interna poco coesa, come quella odierna, possa portare ad un ingovernabilità post-elettorale. Sono i membri dello stesso entourage del Capo di Stato ad affermare che «è entrato nella fase ostrica». Macron così vince, ma non trionfa, proiettandosi con difficoltà verso le elezioni legislative di Giugno, dove l’esito sarà decisivo.

A questo punto la domanda, e forse anche la risposta, sorge spontanea: Macron riuscirà a gestire un governo la cui caratteristica principale sembrerebbe essere quella dell’ingovernabilità?

di Angele Mulibinge

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