Ucraina. Armi secretate. Tutto ok, tanto il centro-destra abbaia ma non morde

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Abbiamo ancora qualche dubbio sull’inutilità del centro-destra oggi? Oltre al fatto che è irrimediabilmente diviso e dubitiamo che potrà prendere ancora in giro gli italiani vendendo una sua improbabile unità e omogeneità valoriale, in vista del prossimo voto; c’è da dire che da mesi è inesorabilmente diventato il lato destro del pensiero unico: abbaia, ma non morde.

Dà solo segnali, pallidi distinguo, comunicazioni aggressive solo televisive, per poi ripiegare su sé stesso, tornare a cuccia.
Draghi, va ammesso, è riuscito nell’operazione di narcotizzare, normalizzare, non solo Berlusconi e Salvini, ma pure la Meloni.
Fi, finora, è stata totalmente in linea col “regime-Covid”, l’ideologia vaccinista anche a costo di rinnegare il proprio motto religioso, cioè la libertà, mantra su cui ha basato la sua storia liberale. Sulla guerra in Ucraina ha subito aderito al pacifismo armato voluto dal premier e dagli Usa; stesso discorso per quanto riguarda le prime sanzioni.

Solo ora, in vista delle consultazioni, prima amministrative, poi politiche, sta dando qualche segno di vita: “Le sanzioni non devono colpire la nostra economia, le mascherine sono un’eccessiva vessazione col caldo e le armi devono essere finalizzate alla diplomazia, altrimenti i morti si moltiplicano e il conflitto durerà in eterno” (frasi di Silvio e di Tajani).
E cosa intendono fare in concreto gli azzurri? Abbaiano per mero marketing elettorale, ma non mordono e non morderanno. Il governo Draghi non cascherà mai.
Fdi, dal canto suo, per posizionamento politico, abbaia più forte, ma poi su profilassi sanitaria, armi “ai patrioti ucraini”, atlantismo vecchia maniera, sanzioni e armi secretate non fa le barricate per difendere la nostra democrazia. La sua opposizione è unicamente mirata a rafforzare la leadership della Meloni nel centro-destra, ma non a creare di fatto le condizioni per una governabilità alternativa futura.

Per non parlare di Salvini: un equilibrista a parole, privo di strategia. Solo tattica, spot e basta. La sua linea di lotta e di governo, inseguendo da un lato Fdi, e dall’altro, la percezione che a Palazzo Chigi possa gestire qualcosa, non sta pagando. Il risultato è una comunicazione ambigua e umorale, di protesta e immediate ricuciture.
Progressivamente il Capitano ha ceduto la sovranità su quasi ogni tema (medesimo percorso dei grillini), su cui aveva costruito la sua fama e il suo consenso.

La Lega non combatte più per il no-green-pass, per i migranti, per la sicurezza, per un’Europa libera dagli Usa e non ostile geopoliticamente al suo amico Putin (al di là della grave responsabilità dello zar sulla guerra); si accontenta di rappresentare gli umori della gente su tasse, bollette e poco altro.
L’ultima dimostrazione che abbaia e non morde, l’abbiamo avuta proprio in questi giorni.
Per qualche frazione di secondo Salvini, sulle armi, è sembrato condividere l’impostazione del professor Orsini e dei grillini, al punto che qualcuno ha parlato di ritorno al clima e alla filosofia gialloverde.
Argomento, l’invio di nuovi mezzi e strumenti militari, considerati non di difesa, ma di offesa, strizzando l’occhio a papa Francesco.

E di fronte alla narrazione militare del ministro Guerini al Copasir, circa la secretazione del contenuto del terzo decreto ministeriale (Ddl Ucraina), che avrebbe dovuto indignarlo, il leader leghista, non è intervenuto in audizione, né ha fatto intervenire i suoi; ha rinculato. Correggendo e alternando il tiro, da abile influencer.
Eppure i motivi di una forte polemica c’erano e ci sono tutti. Guerini ha avuto la faccia tosta di affermare che ogni nuovo provvedimento dello stesso tenore, ha avuto “in partenza l’autorizzazione delle Camere”, in quanto “dentro un perimetro concordato”. Un perfetto alibi per continuare a commissariare la nostra democrazia parlamentare.
La conferma? Giovedì Draghi si limiterà unicamente a riferire alle Camere e non ci sarà alcun voto. Con buona pace di maggioranza e opposizione.

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