Conte non strappa ma pone condizioni. Di Battista: “Anche oggi il M5S esce domani”

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E’ un Conte stretto fra due fuochi quello che ha incontrato ieri il premier Mario Draghi.

Stretto fra il fuoco del Pd che ha minacciato di rompere l’alleanza con i 5Stelle se usciranno dalla maggioranza e il fuoco dei falchi pentastellati che vorrebbero invece staccare la spina. E alla fine l’ex premier ha assunto l’unica posizione capace di salvare capra e cavoli: nessuna rottura, ma la richiesta di una forte discontinuità nell’azione di governo con la proposta di alcuni punti che il Movimento pone come paletti per restare in maggioranza.

“Abbiamo parlato con Draghi, gli abbiamo consegnato un documento a nome del M5s, abbiamo accumulato un forte disagio politico. Noi siamo disponibili a condividere una responsabilità di governo come abbiamo fatto fino a qui in modo leale e costruttivo ma occorre un forte segno di discontinuità”. Queste le parole di Conte che ha poi aggiunto: “Non permettiamo più che il reddito di cittadinanza sia messo quotidianamente in discussione. Dobbiamo intervenire a favore di famiglie e imprese con un intervento straordinario. 200 euro di bonus non servono. Va tagliato il Cuneo fiscale. Dobbiamo intervenire per i lavoratori e sul salario minimo”. “Draghi – ha spiegato – si prenderà un po’ di tempo per valutare le nostre richieste, non mi aspettavo una risposta immediata, non sarebbe neanche stato serio”.

Una posizione che sembra aver momentaneamente calmato le acque, salvato il rapporto con i dem e placato le ire dell’ala oltranzista del Movimento, ancora di più sul piede di guerra dopo la scissione di Luigi Di Maio che tutti sospettano essere stata pilotata da Palazzo Chigi proprio per indebolire Conte. Alessandro Di Battista ha commentato ironico: “Anche oggi il Movimento 5Stelle esce dal governo domani”.

Conte ha poi incontrato i parlamentari per informarli dei contenuti del colloquio e con loro è tornato ad usare toni bellicosi del tipo: “Se non ci ascoltano ce ne andremo”; ma forse alla fine non ci crede nemmeno lui.

Fra i parlamentari il malcontento resta alto. Riccardo Fraccaro è categorico: “Se il governo non darà risposte alle richieste che sono state fatte in maniera formale ne dovremo trarre le conseguenze – attacca– per me questa giornata non può essere giudicata per quello che abbiamo ottenuto ma per quello che otterremo, se non lo otterremo la nostra presenza al governo non avrà più senso. Non credo che ci sia molto tempo a disposizione”. Ora la palla passa nel campo di Draghi che dovrà necessariamente far coincidere gli interessi dei 5Stelle con quelli degli altri azionisti della maggioranza.

Intanto i pentastellati voteranno la fiducia sul Ddl Aiuti, ma è sul pacchetto complessivo di misure proposte che si attende una risposta definitiva. La maggioranza dei parlamentari vorrebbe chiudere l’esperienza di governo al più presto nella convinzione che continuando a sostenere Draghi si perderanno altri consensi, dopo i catastrofici risultati delle elezioni amministrative. E’ c’è chi vorrebbe tornare alle origini, ovvero al Movimento di lotta prima maniera, considerando anche inutile e controproducente la partecipazione al campo largo di Letta. Posizioni che Conte sta facendo molta fatica a governare.

In più c’è Beppe Grillo che come tutti sanno è favorevole al governo Draghi ed ha un contatto diretto con Palazzo Chigi. Per ora l’incendio sembra domato, ma la temperatura nel Movimento resta altissima e nuovi focolai di protesta potrebbero presto ripresentarsi, specie se non saranno date risposte sulla questione del superbonus, che per i 5S è un cavallo di battaglia secondo soltanto al Reddito di Cittadinanza. Conte da questo punto di vista è stato esplicito, sostenendo che la permanenza al governo dipenderà anche e soprattutto da questo: “Va risolto con assoluta urgenza il blocco che c’è sulla cessione dei crediti fiscali del superbonus. Ci sono migliaia di imprese sull’orlo del fallimento, famiglie che non possono completare i lavori e noi non possiamo permetterlo. Se la fiducia sul superbonus potrebbe compromettere la permanenza del M5s nel governo? Ne parleremo in riunione di capigruppo e definiremo la nostra posizione sul punto. I nostri ministri già non hanno partecipato al voto in Cdm per una norma del tutto eccentrica. Non siamo qui per predicare transizione ecologica di giorno e consentire nuove trivellazioni di notte”.

Ma sarà davvero così? Visto il precedente delle armi all’Ucraina Draghi sembra poter dormire sonni tranquilli.

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