Cdx. Se la destra va al governo, cambierà l’Italia o a cambiare sarà la destra?

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Se andrà al governo il centro-destra qualcosa cambierà? A sentire i pareri della gente molti voti dovrebbero spostarsi sulla Meloni. La frase che maggiormente si ascolta in giro, è proviamo anche lei. In fondo, è stata all’opposizione, non è compromessa con gli errori del governo, è pulita, non si è mai sporcata le mani.

Un sentimento, un impulso che hanno portato un certo tipo di italiano, dal ceto medio al ceto popolare, fino al non-voto, ad aggrapparsi ciclicamente ai vari salvatori della patria di turno (Berlusconi, Fini, Renzi, i tecnici come Monti e Draghi), ai vari giustizieri (Di Pietro), ai vari moralizzatori (i grillini).
E poi, una certa dose di consenso, è interna allo schieramento, drena l’emorragia della Lega e quello che un tempo era il recinto di Fi, recuperando totalmente il vecchio bacino di An.

Letta ovviamente, dal canto suo, evoca i soliti spettri: l’emergenza democratica, il rischio del fascismo; arma cui ricorre ossessivamente la sinistra quando è a corto di programmi, di classe dirigente degna di nota e di chances per vincere.
E con la sua campagna di comunicazione il capo-dem ha centrato l’argomento: si tratta di uno scontro di civiltà, di visione della società. Per lui, è il bene che naturalmente incarna il Pd, contro il male. Ma la verità è una differenza abissale di idee. Un duello molto mediatico, forse relegato alla mera narrazione, ma almeno nominalmente la partita è reale.
La sinistra è la bandiera del liberismo sociale, dei diritti civili, delle famiglie arcobaleno, dell’atlantismo, del garantismo e dell’europeismo più spinti.

La destra? Sulla carta, la garante della sovranità nazionale, dell’identità del popolo, della tradizione, della famiglia naturale, del primato della vita, di un sano euroscetticismo e di una forte equidistanza tra la Russia e gli Usa.
La Meloni garantirà tale Dna? Sulla carta, per dimostrare di essere pronta a governare, sta posizionandosi troppo centralmente. Presa, com’è dalla smania di rassicurare, tranquillizzare i mercati, gli assetti e gli equilibri internazionali (Ucraina docet), e i moderati, che secondo lei continuano a essere l’ago della bilancia per trionfare il 25 settembre alle urne.

Ma l’impressione che si ha è che una volta al governo non ci sarà questa discontinuità rispetto al governo tecnico dei migliori, alle ammucchiate destra-sinistra, o agli esecutivi gialloverdi e giallorossi.
Anzi, ammesso e non concesso che prevalga con i numeri sia alla Camera che al Senato, Fi e Lega tenteranno certamente operazioni centriste. Filo-Ue, filo-Usa. E alla fine anche Fdi sarà il lato destro del pensiero unico.
Un’inquietante conferma la troviamo nella lista di eventuali suoi ministri: se si propone Cingolani, l’attuale ministro della Transizione energetica, che sostiene il transumanesimo, la terra programmata per soli 3 miliardi di uomini, e la necessità dell’intelligenza artificiale, visto che l’uomo “è un parassita che ruba energia”, vuol dire che i poteri forti hanno vinto e vinceranno pure se il centro-destra andasse a Palazzo Chigi.

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