Migranti. Umanità-fermezza. Cronaca registrata del film del Conte-1. Con gli stessi attori

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Ci risiamo. E’ ricominciato lo stesso film di quando Salvini era ministro degli Interni del governo gialloverde. Quando bloccava con coraggio e spregiudicatezza le navi delle Ong nei porti e per questo, è stato accusato e inquisito per violazione del diritto internazionale.

Lui, reo di difendere i confini e gli interessi italiani, come recita la Costituzione. Quella Costituzione tanto osannata dalla sinistra quando conviene, tanto ignorata quando non conviene.
Da qualche giorno, infatti, assistiamo alle medesime parole sia da parte della destra, sia da parte della sinistra. Una noia demagogica mortale.
E naturalmente, registriamo il medesimo scambio di accuse. Sul banco degli imputati, il povero ministro Matteo Piantedosi, ritenuto da Letta, Leu, Verdi, M5S e Azione, il portavoce-amplificatore-ventriloquo di Salvini, colpevole di chiamarsi anche lui Matteo.
Il ministro, come noto, ha deciso con un decreto cofirmato da Crosetto e Salvini, di bloccare fuori le due navi cariche di profughi e immigrati: la Geo Barents, battente bandiera norvegese e la Humanity-1, battente bandiera tedesca. Specificando che sulla base delle norme internazionali, la collocazione dei migranti deve andare nella direzione della bandiera, pur considerando importante ai fini dell’accoglienza, secondo il trattato di Dublino, il paese dove sbarcano; il luogo deputato ad avere la responsabilità delle loro vite. Una questione annosa, molto complessa.

L’Italia, da tempo, viene vista come il confine di Europa; e pure qui, quando conviene, per poi abbandonarla a mero confine nazionale, subito dopo il fatto di cronaca. Tradotto, la Ue dorme. Concetto denunciato proprio da papa Francesco un paio di giorni fa.
I naufraghi del mare (sono i numeri delle statistiche) non vengono mai equamente redistribuiti nel continente, ma soggiornano, stazionano da noi, rendendo drammatica l’accoglienza e incivili le condizioni della loro permanenza.
In buona sostanza, esattamente come col Conte-1, sono sbarcati i malati, i fragili, le donne, i bambini, per palesi ragioni umanitarie, e sono rimasti a bordo gli adulti sani.

E qui il solito scontro, tra la mistica umanitaria globalista della sinistra e la priorità della sicurezza e dei confini, affermata dalla destra di governo.
Una contrapposizione che non si risolverà mai.
E, naturalmente, anche in questa occasione il braccio di ferro tra Ong, politica e Palazzo Chigi, è diventato una prassi.
Ad esempio, il capitano della Humanity ha fatto capire chiaramente che non intende assolutamente ripartire, disobbedendo di fatto agli ordini di Roma. Ribadendo come molti suoi illustri predecessori, la priorità del diritto e dell’umanità sulla sovranità nazionale italiana.

Scontata la narrazione ideologica di Letta: “Scelte inaccettabili, contrarie all’umanità e alle regole”. Quell’umanità e quelle regole che ha totalmente dimenticato durante il lockdown, il coprifuoco, il distanziamento sociale, il confinamento privato. Durante le repressioni legate al Green Pass e la sistematica compressione delle libertà costituzionali.
Poi, va detta una cosa: la sovranità si difende fideisticamente, senza conoscenza delle reali ragioni storiche che l’hanno causata, se parliamo dell’Ucraina; e poi, se parliamo di noi e di migranti, la sovranità non conta e conta solo il “mondo”.
Insomma, umanità contro fermezza: quale postura prevarrà?

Nello Musumeci, ministro del Mare, ha posto una condizione preliminare: “Prima di uno sbarco c’è un imbarco”. Su questo ha lavorato il dem Minniti, imponendo accordi con la Libia, a monte delle partenze dei disperati, per combattere la mafia degli scafisti. Su questo dovrà lavorare l’Italia se vuole uscire dal guado.

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