Migranti-Bali. Mattarella-Meloni-Macron. I governi litigano, gli Stati fanno pace

2 minuti di lettura

Ci sono tanti modi per interpretare le posizioni del nostro presidente della Repubblica, specialmente quando il governo entra in rotta di collisione con altri governi.
Con le sue parole bacchetta, corregge, supporta l’esecutivo o agisce su un piano diverso? Prendiamo il caso-migranti e la relativa disputa velenosa con la Francia.

E’ da secoli che il rapporto “bilaterale” con i cugini è difficile e complesso. Da un lato, è innegabile la loro proverbiale superbia giacobina; dall’altro, le nostre scelte economiche, politiche, militari, non sono mai state troppo lineari, coerenti; anzi spesso, sono state ambigue, opache, altalenanti. Oscillanti tra un nazionalismo astratto, un autolesionismo nazionale e l’esterofilia. Con la destra che interpreta storicamente la prima postura e la sinistra la seconda.

Negli ultimi giorni, come noto, Sergio Mattarella ha ribadito la necessità di conciliare gli interessi, attenuare le polemiche con Parigi, ribadendo la superiorità dell’europeismo, quella unità continentale di cui Francia e Italia sono tra i fondatori. Dimostrando di fatto, che per l’ennesima volta gli opposti sovranismi (Fdi-Lega e la Le Pen), non si possono conciliare, sono deleteri, visto che ognuno esalta l’egoismo nazionale.

Ma quando i cugini hanno esagerato (ad esempio, la ministra degli Affari europei), affermando che avrebbero vigilato (in caso di vittoria della Meloni) sui diritti e la democrazia, dichiarazione totalmente in linea col mantra nostrano di Pd e grillini, il Quirinale è intervenuto con chiarezza: “Sappiamo badare a noi stessi”. Ma anche questa frase si può prestare a un retropensiero. Tradotto, alla Meloni ci penso io, garantisco io.
E pure ora, dopo le tensioni che hanno accompagnato e seguìto la vicenda della Ocean Viking, con relative offese francesi, il capo dello Stato ha immediatamente smorsato i toni.

Quei toni, invece, che ha alzato quando si è trattato di traghettare l’Italia verso scelte “obbligate” per il bene dei popoli (le direttive di Bruxelles, la campagna vaccinale, l’Ucraina, le armi, l’anti-sovranismo), mettendo in discussione, per qualcuno, il concetto di sovranità che costituzionalmente dovrebbe difendere.

Per quanto riguarda la Francia, non dimentichiamo che siamo “condannati” ad andare d’accordo, in virtù del Trattato del Quirinale del 2021, “per una cooperazione bilaterale rafforzata”, firmato da Mattarella, Macron e Draghi.
Come si poteva litigare con i francesi? Già a suo tempo Fdi e Lega criticarono tale accordo per i rischi di una loro possibile invasione commerciale, geopolitica ed economica (i precedenti sono numerosissimi). E la Francia non ha mai smesso di colpirci a freddo: l’incidente di Bardonecchia, la cantieristica, il dossier forse più delicato è quello relativo alla vendita di Ita Airways, la ex Alitalia. Per non parlare della questione “Nutri-Score”.

Ci facciamo dire dai francesi che siamo mafiosi, amatriciani (la polemica sul terremoto), selvaggi, disumani con i migranti, irresponsabili, ma la parola d’ordine per tutti, nella fase-2 (a partire dal G20 di Bali), dopo la tempesta, è pace diplomatica. Quella che solo i capi di Stato possono promuovere e assicurare.

Quindi, riassumendo, i capi di Stato devono essere amici, solidali, alleati, i governi possono scontrarsi e litigare.
Una divisione di ruoli che consente alla politica di fare il proprio mestiere e alle istituzioni di marciare e gestire parallelamente gli argomenti.
Tradotto, Macron, come capo di Stato continuerà a insultarci e farci insultare dal suo governo, ma poi si comporterà diversamente con Mattarella, delegittimando la Meloni. E Mattarella farà altrettanto: la pace con l’Eliseo, cercando di smussare le intemperanze del centro destra.
Stato e governo, del resto, sono due ottiche, due prospettive diverse.

Ma c’è un ma. Mentre in Italia tale ripartizione funziona, in quanto siamo una Repubblica parlamentare, con una netta separazione tra la figura del capo dello Stato e quella del capo del governo, in Francia è più complicato. E’ una Repubblica semipresidenziale e il capo dello Stato cogestisce anche il potere esecutivo. Che accadrà per il futuro? Macron si sdoppierà, si scinderà, rimarrà bifronte nei nostri confronti?

E la Meloni, sarà sempre disposta a farsi correggere, tutelare dal Quirinale, anche quando abbiamo ragione noi?
Una riflessione su quel presidenzialismo tanto enfatizzato e centrale nel programma del nuovo esecutivo, prima o poi, andrà fatta.
Se il parlamentarismo può rappresentare una via d’uscita alle frizioni estere (la distinzione tra Stato e governo), il presidenzialismo potrebbe rivelarsi un pericolo per la pace diplomatica.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Articolo precedente

Furti e ricettazione di auto, sgominata banda nel Catanese

Articolo successivo

Calcio: Juve, Rabiot “Con rientri Chiesa e Pogba scudetto possibile”

0  0,00