Meloni e Calenda. Giochi presenti e futuri per il nuovo bipolarismo. Ecco quale

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Le dichiarazioni di Calenda dopo l’incontro con la premier Meloni, si prestano a tante considerazioni. Contraddittorie solo in apparenza.

Proviamo a dare due spiegazioni, una idealisticamente positiva, l’altra realisticamente negativa.
Iniziamo dalla prima. Calenda è una persona intelligente, preparata e finalmente (almeno nella comunicazione) dentro una logica alta, ispirata al bene comune, a quella superiorità degli interessi nazionali e quel senso oggettivo delle istituzioni, di cui si sente la mancanza da decenni. Quella cultura di governo estranea e latitante da troppo tempo, a destra e a sinistra, troppo legate alle priorità elettorali, alle divisioni manichee, faziose; alla demagogia da sondaggi dell’ultima ora.

Sebbene il suo partito, Azione-Terzo Polo, sia all’opposizione, interloquendo attivamente con la Meloni, Calenda ha messo al centro il dialogo parlamentare, il livello superiore dei problemi e delle soluzioni, rifiutando la contrapposizione ideologica, malattia che sembra attanagliare ancora grillini e Pd.

Una sorta di rovescio dell’“opposizione patriottica” che Fdi ha fatto verso il governo Draghi.
Calenda innanzitutto, ha scisso il ruolo politico, la sua mission dal rapporto personale con la persona della premier, riconoscendo il messaggio che lei incarna a 360 gradi e che ha causato un forte cortocircuito nella narrazione storica della sinistra. In un’intervista a “La Stampa” ha ammesso infatti che la premier esercita su di lui un certo fascino, “il fascino di una donna che nasce in una famiglia non privilegiata, con una vita difficile e che ce la fa da sola. Questo mi predispone positivamente dal punto di vista della chimica. Dopodiché, abbiamo pensieri diametralmente opposti, ma sono in grado di fare questo apprezzamento rimanendo radicato nelle mie convinzioni”.

Ha rifiutato che l’incontro sia stato l’effetto di una operazione mediatica e ha spiegato la sua strategia: contemperare le idee giuste per lo Stato, lo scopo di non rinviare l’approvazione della Manovra solo per esigenze di bottega, all’esercizio provvisorio (“sarebbe una iattura per gli italiani, già vessati da crisi economica, caro-bollette etc”).

Ma in quel ribadire (seconda interpretazione dell’incontro, quella negativa per il centro-destra attuale), che pur avendo fornito suggerimenti al governo, non farà il solito strumentale ostruzionismo, ma ribadirà il no alla eventuale fiducia chiesta da Palazzo Chigi, c’è la versione pericolosa per la Meloni.
Un disegno in perfetta continuità con l’obiettivo di sparigliare i giochi bipolari, distinguersi dall’opposizione di Pd e di Conte e smussare il bipolarismo di oggi. Un’operazione già sperimentata alle scorse amministrative (Azione ha appoggiato a macchia di leopardo la destra e la sinistra, a seconda delle sue opportunità), e che assegna al Terzo Polo una funzione non tanto di ago della bilancia tra destra e sinistra, quanto di surrogato degli stessi schieramenti.

Tradotto: una maggioranza variabile sui temi, per conciliare capra e cavoli. Capra partitica e cavoli consenso. Un’opposizione intelligente e furba. Nella prospettiva futura di un centro-destra ormai logoro che può essere sostituito da soggetti diversi, interscambiabili.
Una possibilità sviluppata sul campo, utile sia per Calenda, per aumentare i voti nel nome della governabilità, aumentare il suo potere, sia per la Meloni, se specialmente Fi dovesse insistere nel ruolo di disturbo e di moderazione dell’asse sovranista Fdi-Lega.

Non a caso sono stati proprio gli azzurri (speculari ai dem e ai 5Stelle) a infastidirsi per l’incontro tra i due, un’autentica novità nei rapporti politici tra governo e opposizione.
Se Fi ha ribadito che i centristi sono loro, Calenda ha affermato che Fi è un partito allo sbando che vive di polemiche interne al governo.
La battaglia per occupare il centro di lotta e di governo, di rottura e collaborazionista, è appena cominciata.

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