Tormenti cattolici. Isolati a sinistra, trascurati a destra, cercano casa

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Tanti silenzi stanno caratterizzando la prima fase della “gestione-Schlein”.

Dopo la nomina (non senza frizioni) della nuova direzione nazionale del partito, come noto, si è concessa un immediato “meritato riposo”, suscitando parecchi mal di pancia interni. Ed è improvvisamente riapparsa, dopo una settimana, nel tour toscano, reiterando i soliti slogan da anni Settanta: femminismo, anti-fascismo, Resistenza, diritti civili e migranti.

Ma accanto a dichiarazioni ad alto tasso di demagogia, da salotto intellettuale radical-chic o da militante liceale di sezione, ha ignorato altri temi, non solo non parlando, ma assentandosi proprio durante le riunioni istituzionali ad hoc (si legga appuntamenti in Aula).

Ad esempio, è stata zitta sull’utero in affitto, sulle armi in Ucraina, sui termovalorizzatori; posizioni che l’hanno vista molto impegnata in passato e che ora, per non compromettere ulteriormente gli equilibri del partito (in molti sono su posizioni opposte), ha pensato bene di tapparsi la bocca.

Ma il silenzio più assordante riguarda i cattolici anzi, i “catto-dem”, una vera “categoria dello spirito”, che ha abitato sempre con grande difficoltà al Nazareno. Già era in rotta di collisione al tempo di Renzi (le unioni civili), già ha faticato non poco a far sentire la sua voce quando l’ordine di scuderia di Letta era quello di approvare obbligatoriamente il Ddl Zan. Ma adesso, con una guida così massimalista, giacobina, laicista e radicale, totalmente appiattita o organica al mondo Lgbt (propone l’assoluta fusione tra diritti sociali e diritti civili), è logico che ci sia in aria una voglia di fuga.

Il primo a sbattere la porta è stato Fioroni con tutto il mondo che rappresenta. E lo stesso Del Rio non si trova a suo agio. Non passa giorno che rivolga appelli a “dare cittadinanza al mondo cattolico”. La De Micheli, a sorpresa, non è stata da meno: “Le prime scelte di Schlein non mi sembrano unitarie, il mondo cattolico non c’è”.
Un messaggio chiaro che intende denunciare la ratio alla base della composizione della nuova direzione nazionale.

Per carità, la nuova segretaria intende proseguire sulla strada promessa durante le primarie. E la sta mantenendo. La sua linea è di rottura rispetto alle gestioni di Renzi e Letta (e anche di Zingaretti, suo sponsor). Ma dimentica che il Pd è nato dal matrimonio tra neo-post-comunisti e liberal-cattolici progressisti (La Margherita), senza la componente socialista o social-democratica andata a destra (Fi e altro).

Quindi, più che di “comunità democratica”, come ama ripetere la Schlein, per saldare la struttura (i circoli, gli iscritti che le hanno preferito Bonaccini), e i movimenti di base (che l’hanno incoronata in modo plebiscitario), bisognerebbe parlare di “Rifondazione dem”.

Cattolici in fuga, cattolici senza casa e cattolici delusi. Sembra un destino avverso, finito lo schema “partito unico dei cattolici” (la Dc e residui centristi), fallito lo “schema Ruini” (l’unità valoriale dei cattolici nei vari partiti), ed esaurita la spinta propulsiva del Family Day, dispersosi in mille rivoli.
E se i catto-dem sono in procinto di lasciare la “casa del padre-pd”, specularmente i cattolici conservatori, moderati, stanno soffrendo nella “casa della madre-Meloni”.

Il governo di centro-destra ha prevalso nettamente alle urne il 25 settembre, oltre che per i temi specifici che rappresenta da decenni (la sicurezza, la legalità, stop all’immigrazione clandestina, gli interessi sovrani degli italiani), anche per aver scelto una linea ferma sui valori non negoziabili: i sostegni alla natalità, la difesa della famiglia naturale, il diritto alla vita, il no al gender nelle scuole, l’identità culturale, storica, religiosa dei popoli, il no alla globalizzazione economica e alla Ue laicista etc.

Peccato che questi primi mesi di governo, tale versante non sia stato toccato. Aiuti alle famiglie certo, ma poca enfasi sulle battaglie antropologiche che la sinistra continua a imporre nelle scuole (la carriera alias), nel dibattito politico, negli Enti Locali, in tv. Arrivando perfino a invitare a forme di disobbedienza civile, come la levata di scudi di alcuni sindaci a trascrivere ugualmente i figli delle coppie omosessuali nati grazie alla pratica dell’utero in affitto.

Da parte cattolica si avverte, infatti, una certa trascuratezza su tali temi, come se tali fossero soltanto “divisi” o compromettessero troppo la stabilità di Palazzo Chigi.
Finora le risposte in tal senso (il ministro Roccella) sono state solo all’insegna della lettura giuridica (su trascrizioni dei figli nati all’estero: non ci sono leggi, oppure la Corte ha vietato l’utero in affitto etc), dando l’impressione che l’agenda venga dettata proprio dagli avversari. E che non si replichi per senso di inferiorità culturale.
Insomma, isolati a sinistra, trascurati a destra, di fronte a un centro inutile (ultima frustrazione, la deriva del Terzo Polo), i cattolici navigano a vista, tra un massiccio associazionismo, non degnamente rappresentato, piccole formazioni e grandi aspirazioni. Restando in attesa che qualcuno batta veramente un colpo. A cominciare dalla premier.

1 Comment

  1. La maggioranza silenziosa dei cattolici è la forza oggettiva maggiormente responsabile delle derive storiche reazionarie. Compresa la deriva imperialista del globalismo attuale.
    Forse sfugge l’evidenza che l’arroganza creazionista del transumanesimo è esattamente una teocrazia che traduce sullo scenario economico e politico mondiale la pretesa teologica del controllo manipolazione dei corpi (sessuale) e delle anime, dall’interno stesso della persona, fino ad ora appannaggio esclusivo della chiesa. La dittatura mondialista altro non è che la versione temporale del potere teocratico della chiesa, dal battesimo vaccinale al creazionismo genetico, alla privazione sessuale fino al più becero pecorismo di massa.

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