Francia, l’aborto entra in Costituzione. Siamo al giacobinismo puro

martedì, 5 Marzo 2024
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La Francia è il primo Paese a inserire il diritto all’aborto in Costituzione.

Lo hanno deciso deputati e senatori riuniti in seduta solenne nella reggia di Versailles dove hanno approvato la proposta del governo di Emmauel Macron dopo che nei giorni scorsi era arrivato il via libera del Senato.

All’articolo 34 della Costituzione sarà inserita quindi la seguente frase: “La legge determina le condizioni in cui si esercita la libertà garantita per la donna di ricorrere all’interruzione volontaria della gravidanza”.

Una dicitura frutto della mediazione con le forze politiche più conservatrici che si sono opposte alla proposta originaria, ovvero di riconoscere l’aborto come diritto fondamentale. Tuttavia il fatto che la norma sia stata mitigata e che l’interruzione volontaria di gravidanza sia stata inserita in costituzione “soltanto” come diritto da tutelare non ha comunque evitato le polemiche. Ciò vuol dire che chiunque proverà in futuro a limitare il diritto all’aborto incorrerà nella censura della Corte costituzionale e qualsiasi legge orientata in tal senso sarà dichiarata anticostituzionale.

La Conferenza dei vescovi francesi ha espresso «tristezza» in quanto il dibattito parlamentare non avrebbe adeguatamente tutelato chi vorrebbe tenere il proprio bambino prevedendo adeguati sostegni per la maternità. I vescovi ribadiscono che l’aborto «resta un’offesa alla vita al suo inizio, e non può essere visto soltanto nella prospettiva del diritto delle donne».

La Conferenza inoltre accusa il parlamento di non aver prestato attenzione alla salvaguardia della «libertà di coscienza dei medici e di tutto il personale sanitario». In effetti, secondo certi giuristi, l’iscrizione di una «libertà garantita» di abortire nella Carta fondamentale potrebbe teoricamente interferire con l’esercizio dell’obiezione di coscienza.

Al di là degli aspetti giuridici è però discutibile la decisione assunta dal parlamento francese nel momento in cui va di fatto a sancire l’obbligo di tutelare come costituzionale un diritto controverso che ha pesanti risvolti di carattere etico. Un diritto costituzionale che di fatto va a ledere altri diritti di libertà, come appunto quello di un medico obiettore di rinunciare a praticare l’interruzione di gravidanza. A tal proposito il Senato ha addirittura bocciato un emendamento della destra che prevedeva proprio una clausola di salvaguardia per i medici obiettori.

Siamo oggi di fronte ad una forma di “giacobinismo puro” con lo Stato che di fatto arriva a riconoscere come diritto da difendere e garantire costituzionalmente quello che è considerato da una larghissima fetta di opinione pubblica un omicidio, dal momento che va ad eliminare una vita umana; e qui la religione c’entra fino ad un certo punto, perché lo Stato dovrebbe restare fuori da questioni così delicate che attengono la sfera etica. Va bene riconoscere alla donna il diritto di interrompere la gravidanza, diritto del resto riconosciuto anche in Italia, ma farne un diritto costituzionale appare oltre che una grande forzatura, un’autentica follia. Come folle appare la volontà di impedire ogni tentativo di rivedere la legislazione in materia, di fatto limitando l’esercizio della libertà democratica, anche quella di cambiare una legge che per quanto riguarda la gravidanza sembra andare in una sola direzione, ovvero favorire l’affermazione di una cultura di morte superiore al diritto alla vita.

Invece di incentivare politiche di sostegno alla maternità in grado di invertire la tendenza negativa che riguarda il tasso di natalità in Europa sempre più basso, aiutare le giovani coppie e soprattutto sostenere le ragazze madri che sono spesso costrette ad abortire non avendo i mezzi per portare avanti la maternità e crescere un figlio, il presidente Macron e il parlamento francese sembrano marciare in direzione diametralmente opposta, esaltando una pratica discutibile e controversa soltanto per ottenere il plauso dell’universo femminista e quindi soddisfare una posizione prettamente ideologica.

Cosa faranno adesso i cattolici francesi? La protesta dei vescovi si concluderà con l’odierno comunicato stampa o proseguirà con azioni più incisive? E dal Vaticano, faranno sentire la propria voce come quando si è trattato di protestare contro le politiche anti immigrazione, considerando che non è neanche contemplata la libertà di coscienza dei medici antiabortisti? Papa Francesco manifesterà il suo disappunto magari in un prossimo Angelus come avrebbero fatto tanto San Giovanni Paolo II che Benedetto XVI? Oppure tutto si esaurirà con la protesta della Pontificia Accademia per la Vita?

Un pericoloso precedente quello andato in scena in Francia che potrebbe contagiare anche altri paesi e aprire la strada a provvedimenti analoghi anche in sede europea. Del resto è evidente come Macron punti a passare alla storia come il primo capo di Stato ad aver conseguito un risultato simile e a fare di questa battaglia un trofeo da portare in trionfo in vista delle prossime elezioni europee. Vedremo come i francesi reagiranno di fronte a questa decisione frutto di una maggioranza trasversale che ha unito le anime laiciste delle varie formazioni politiche dall’estrema sinistra all’estrema destra. Soltanto a destra e al centro una minoranza di parlamentari ha tentato di fare opposizione e di presentare emendamenti per arginare la follia. Vedremo se questo giochetto frutterà a Macron i consensi sperati.

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