//

Brennero invaso e tir controllati: agricoltori sul piede di guerra

1 minuto di lettura

Quando lo Stato e le cariche pubbliche non fanno abbastanza, è il popolo che deve scendere in campo e agire. Proprio seguendo questa filosofia diecimila agricoltori si sono dati appuntamento in un luogo decisamente simbolico e al centro dell’attenzione politica europea: il valico del Brennero. La protesta è legata prettamente al “Fake in Italy” e alla mancanza di una vera e propria legislazione che impedisca la falsificazione della qualità italiana e delle sue etichette nel resto dell’Unione Europea.

Un ruolo importante all’interno della manifestazione lo tiene sicuramente la Coldiretti, con il presidente Ettore Prandini che ha spiegato come il valico del Brennero sia un luogo simbolico poiché da li passano vari tir provenienti da nazioni estere dove i prodotti costano meno e dove il “Fake in Italy” viene prodotto per poi essere inviato in Europa e, alle volte, anche in Italia. Proprio per evitare l’ingresso di questi prodotti di qualità misera rispetto a quella italiana gli agricoltori circondano i tir in transito dal valico e ispezionano i prodotti trasportati in un clima che sembra quello di uno stadio durante un derby tra fischi, insulti e urla. Per quanto quest’ispezione possa essere criticata, ha dimostrato la quantità di prodotti stranieri che invadono il nostro mercato sostituendo il made in Italy e il chilometro 0 per costi inferiori. Solamente nel pomeriggio di ieri sono stati “bloccati” tir contenenti tonnellate di latte austriaco, pere dal Belgio e formaggio “italiano” dalla Scandinavia.

Non può che scandalizzare tutti il fatto che, in un Europa di burocrazia e costante legiferazione, non sia mai stata fatta una legge che impedisca ad un produttore tedesco di chiamare il proprio formaggio, fatto con latte tedesco e di qualità bassissima, con un nome italiano e di inserire la bandiera del nostro Paese nell’etichetta. Da qui nasce la richiesta della Coldiretti di inserire l’obbligo di origine in Europa in tutte le etichette dell’UE. Come sottolineano i rappresentanti dell’associazione degli agricoltori il danno consumato in casi di “Fake in Italy” è doppio: prima viene colpito il produttore italiano, che è costretto ad abbassare i prezzi per competere minimamente con certi prodotti stranieri, e poi viene ingannato il consumatore, che magari pensa di mangiare una mozzarella napoletana e invece sta consumando latte austriaco.

In tutto questo, gli agricoltori denunciano anche come sia “impossibile competere con i prodotti che arrivano da Cina e Argentina, venduti all’ingrosso a un euro al chilo perché mischiato con sciroppi e miscele». La protesta degli agricoltori è stata pubblicamente supportata da numerosi personaggi politici, tra cui Francesco Lollobrigida ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, che ha sottolineato l’impegno costante del governo Meloni nella protezione del Made in Italy.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Articolo precedente

Scoperta maxi frode doganale a Bologna. Sequestri per oltre 7 milioni

Articolo successivo

Dalla Spagna: l’Isis minaccia attacchi ai quarti di Champions

0  0,00