Emmanuel Macron potrebbe aver fatto una delle mosse politiche migliori della storia repubblicana europea, sciogliendo l’Assemblea Nazionale e dando la parola ai francesi i quali, ancora una volta, hanno deciso di non affidarsi agli estremismi di Marine Le Pen e Jordan Bardella. La situazione dopo le elezioni di domenica non è sicuramente delle migliori a livello di governabilità, anzi potremmo assistere ad anni di più totale ingovernabilità per i nostri cugini, eppure, un messaggio chiaro è stato inviato al Rassemblement National: avete perso.
Più di una sconfitta del Rassemblement, forse dovremmo parlare di una vittoria della sinistra e del Nuovo Fronte Popolare, criticato da molti come un agglomerato di partiti troppo diversi tra loro ma che, in qualche modo, è riuscito ad ottenere la maggioranza dei seggi in parlamento. Il Fronte è però debole, i socialisti della Gauche, quelli de La France Insoumise di Mélenchon, I Verdi e i Comunisti sono troppo lontani da loro a livello ideologico e, soprattutto, non sono pronti a governare insieme.
Innanzitutto, non potrebbero comunque governare per la presenza degli altri due blocchi nell’Assemblea Nazionale, di conseguenza per avere una maggioranza assoluta dovrebbero essere pronti ad allearsi con Macron e, probabilmente (almeno per i prossimi mesi), accettare Attal come primo ministro, soprattutto dopo la decisione di Macron di respingere le dimissioni del giovane centrista. Nei prossimi anni potremmo per assistere ad un periodo di coabitazione, ovvero una legislatura o parte di essa dove il Presidente della Repubblica ed il primo ministro appartengono a fazioni politiche diverse. Questa, sarebbe la quarta coabitazione della storia repubblicana francese e la prima nella quale l’Assemblea Nazionale non ha una maggioranza assoluta evidente (ovvero 289 seggi sui 577 disponibili).
Macron potrebbe seguire il modello italiano del governo di coalizione, mai esistito oltralpe, e cercare una cooperazione popolare coi partiti meno estremi del Fronte, anche se sia Mélenchon che il socialista Faure si sono detti contrari a qualsiasi tipo di accordo, forse non rendendosi conto di non aver i numeri per governare.
Un’altra possibilità, anch’essa però remota, sarebbe quella di un governo di centrodestra con Macron e i Repubblicani alla guida e il Rassemblement National a dare “appoggio esterno”.
Infine, quello che succederà probabilmente sarà un governo di sinistra debole e a costante rischio di fallimento, con il Rassemblement National pronto a guidare l’opposizione fortissima e con Macron che dovrà prendere anche qui una decisione importante, ovvero dove far pendere l’ago della bilancia. Sicuramente, per altri 3 anni Macron può essere tranquillo: nessuna coabitazione con Bardella e il suo partito che, in qualche modo, è comunque riuscito ad arrivare secondo nelle elezioni. Una vittoria totale.



