Perché danno tanto fastidio sia Djokovic che Vannacci? Abbiamo preso come esempio due esponenti significativi dell’anti-pensiero unico dominante. Piaccia o non piaccia sono due contro-icone. Qui non si stratta di esaltarne i valori, le idee, le opinioni che hanno o che affermano, tutte pienamente legittime, condivisibili o meno.
Il tema che interessa è il tasso di disturbo, resistenza e di alternativa concreta a un processo culturale globale e globalista che media, partiti, intellettuali, mainstream, ritengono indiscutibile, oggettivo, irreversibile e scontato.
Un processo che invece i due nella forma e nella sostanza confutano, demoliscono e negano quotidianamente con estrema disinvoltura. E la cosa più efficace è che i loro messaggi sono soprattutto frutto del loro “corpo mistico”, non tanto e non solo del loro “corpo fisico”.
Tradotto, parlano con i fatti, le posture, i gesti, i sorrisi. Elementi vincenti nel nome del “paraverbale” e del “metaverbale” che in comunicazione politica sono un dogma, una regola, un principio assoluto. Molto più proficui del verbale che raggiunge solo il 9% della percezione collettiva.
Djokovic e Vannacci incarnano “l’anti-uomo di sinistra”. Un modello antropologico che destabilizza a pelle e infastidisce psicologicamente ogni schema ideologico sostenuto dai progressisti, dai laicisti, dai liberal, dai radical.
Cioè, la forza, l’autorevolezza, l’arte del comando, la virilità, la superiorità del singolo uomo sugli altri, il punto di riferimento cui guardare, la disuguaglianza naturale, la gerarchia, la meritocrazia conquistata sul campo, l’essere campioni nella vita pubblica e privata, l’esser riusciti a coniugare talento e impegno, passione e sacrificio.
Principi indigeribili per invidiosi, frustrati, insicuri, e soprattutto, per una visione della vita e della società che livella tutto e tutti, abbassa il merito, le differenze, odia la fede e ama il relativismo, odia lo spirito e ama il materialismo, odia il concetto di natura, preferendo il primato della mente, appiattisce i talenti in omaggio a un’uguaglianza utopistica e a un’idea sbagliata di giustizia, che è solo invidia sociale (la molla storica della lotta di classe); una concezione finto-umanitaria e inclusiva che porta a idolatrare i perdenti, a santificare per definizione gli ultimi, come se arrivare primi fosse un peccato o una bestemmia.
Djokovic è questo: un campione che ha faticato, viene da un paese che ha sofferto la dittatura comunista, non è un assistito, né un privilegiato; è fiero della sua forza e lo dimostra chiaramente, irride forse spesso l’avversario, con tecniche psicologiche, questo è vero, ma in campo è leale e apprezza la bravura (quando c’è), dei suoi avversari. Ha vinto tutto il possibile nel tennis, ha una bella famiglia, ama la sua patria, e porta con orgoglio la croce al collo.
E quando il conformismo di stampo-Usa pretendeva che si inginocchiasse per Floyd disse che lui si sarebbe inginocchiato solo davanti a Dio.
Per non parlare del vaccino. E’ stato fermo nelle sue posizioni (“Su cosa iniettarmi nel mio corpo decido io”), e come noto, ha pagato le conseguenze del caso, andando in rotta di collisione col “Regime-Covid”.
Apriti cielo, il trinomio Dio-patria-famiglia che si fa propaganda e che avanza: il male che trionfa.
Stesso discorso per il generale Vannacci. Anche lui incarna il modello antropologico dell’uomo vincente, autorevole, deciso, che non ha paura e che affronta nemici e interlocutori a viso aperto.
Figurarsi la febbre gialla che fa e farà venire alla sinistra nostrana e da ora pure alla sinistra europea. Partiti, leader, idee che contestano l’autorità, macchiettizzandola, rendendola parodia.
Non c’è trasmissione tv (specialmente le solite) o titoli di giornali (i soliti) che non partano e non arrivino al Generale, ormai usato come metro di paragone e come paradigma del “pericolo autoritario, reazionario omofobo e fascista”.
E c’è da capire la Schlein, Conte, certi professori, certi giornalisti e certi intellettuali: finalmente un uomo sta smontando, pezzo dopo pezzo, il castello delle parole progressiste, laiciste, che si pensavano acquisite. Chiamandole per quello che sono: il mondo al contrario. Un bello smacco per i “sacerdoti del paradiso sulla terra”, per chi si identifica col bene, la democrazia, l’etica, la morale, la cultura, la Costituzione, l’ambiente, i diritti etc.
Ed è evidente che di fronte a un uomo che restituisce significato vero a concetti come uguaglianza, identità, esclusività (che vuol dire eccellere), discriminazione (che vuol dire scegliere), normalità etc, la sinistra schiumi rabbia.
Contro di loro infatti, solo pregiudizi e razzismo rovesciato. Saranno divisivi, ma anche questo è pedagogico. La verità non è mai complessa, duale, ambigua. E non accontenta tutti.




Bellissimo articolo quello di oggi su Vannacci e Djokovic !!! Condivido in toto !
Ottimo articolo quello di oggi su Vannacci e Djokovic ! Bellissimo!