Incontro con Starmer. Il “modello-Meloni” sull’immigrazione diventa vincente. Ecco perché

martedì, 17 Settembre 2024
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Ieri la Meloni ha battuto 2 a 0 i menagrami, i disfattisti e i faziosi. Che in realtà, vomitano schiuma per i suoi recenti successi nazionali (i numeri economici, la disoccupazione, la crescita industriale, l’abbassamento dell’inflazione), e gli indubbi risultati internazionali.
Ci riferiamo alla percezione di stabilità del nostro paese e soprattutto alla leadership riconosciuta e dopo un pregiudizio iniziale (dovuto sempre alla narrazione ostile della sinistra), accettata e condivisa della Meloni.
Il suo posizionamento che ancora al momento può suscitare qualche perplessità da parte di alcuni ambienti di destra (l’eccessivo fideismo atlantista, l’eccessivo appiattimento nei confronti degli Usa, l’eccessivo appoggio a Kiev), moderato dalla non adesione alla Von der Leyen, al contrario, è diventato un viatico per la sua legittimazione presso i poteri forti e l’opinione pubblica.
Lo abbiamo chiamato “sovranismo pragmatico”. Non a caso la premier ha detto che vorrà essere giudicata a fine mandato. Tradotto, gli obiettivi raggiunti nella prospettiva del migliore interesse nazionale.
E allora parliamo di una prima grande vittoria del governo Meloni.
Cosa vuol dire se in Europa, tedeschi e inglesi, ad esempio, hanno cambiato impostazione nella governance dell’immigrazione, smentendo decenni di strategie umanitarie, buoniste, ideologicamente inclusive, nel nome di un globalismo mistico e astratto?
Solo per recuperare il consenso allarmante delle destre populiste in grande avanzata ovunque? O perché, in omaggio a un residuo buon senso, si sono accorti che la loro identità storica, culturale, religiosa, sociale, sta per essere soppiantata da una nuova pericolosa identità? Bene che vada da un mondo di apolidi, o male che vada, da migranti islamici (i nuovi cittadini europei)?
Il premier britannico Starmer in visita a Roma si è definito pure lui pragmatico (un modo per aderire a una politica che la sua cultura sulla carta non condividerebbe), ma in sostanza ha simpatizzato col “modello-Meloni”.
Cioè, gli accordi bilaterali con i paesi dove partono i migranti, per fare da deterrenza a un fenomeno che inevitabilmente viene usato dalla criminalità (gli scafisti). Politica che ha portato nel giro di un anno a dimezzare gli sbarchi sulle nostre coste.
E l’accettazione, anche qui di fatto, che i confini d’Europa, non sono unicamente il nord del continente, ma il sud, Italia compresa. Il che porta a rivedere il trattato di Schengen, come ha fatto intuire Olaf Scholz.
Ma Starmer ha fatto di più. Ha condiviso l’accordo italiano con l’Albania: quel decentramento territoriale che la sinistra chiama deportazione. Su questo la Meloni è stata chiara: all’interno di quelle strutture di accoglienza varranno le nostre leggi.
Un consenso dall’alto significato culturale e morale, tenendo conto che il premier inglese deve dare necessariamente per il suo elettorato un segnale di discontinuità rispetto alle scelte del suo predecessore conservatore Sunak, che aveva pensato al Ruanda.
Insomma, se anche la Harris parla di muri per sconfiggere l’immigrazione clandestina, vuol dire che il conservatorismo mondiale sta seminando; che il racconto inclusivo della sinistra mondiale ha fatto flop e che è in ballo una irrimandabile questione di civiltà che va oltre la destra e la sinistra.

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