Campo santo. Conte rottama la Schlein e le speranze del centro-sinistra. Cosa succede ora

mercoledì, 2 Ottobre 2024
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Tu chiamala se vuoi unione, ulivo, alleanza; adesso pensava di chiamarsi “campo largo”. Ma era solo un’illusione. Quella della Schlein che sperava in un assalto sicuro alla diligenza-Meloni. La verità, invece, è semplice: è stata una suggestione estiva (l’effetto della famosa birra). La sinistra, moderata, o tosta che sia, fa rima con “mito incapacitante”.

E’ specializzata geneticamente nella divisione: sarà la “sindrome giacobina”. C’è e ci sarà sempre qualcuno, dentro il gruppo, più democratico, più progressista, più puro, più uguale, più libero, più solidale, più ecologista, più globalista, più filo-palestinese, più antifascista etc.

Il problema è indubbiamente Conte. Che a giorni alterni si avvicina e si allontana dal Pd, trascinandosi dietro i malcapitati cespugli. I quali sono traumatizzati da questa specie di tatticismo e personalismo esasperato.
Il tema, infatti, non sono le idee, ma la leadership. E qui nascono i problemi assolutamente opposti al centro-destra, dove i problemi strutturali che ogni tanto riemergono, al punto da far implodere i governi, sono le idee: liberali, liberisti, statalisti, sociali, cattolici, laici, euroscettici, filo-europei, gli uni contro gli altri armati.

Eppure sembrava il preludio di una bella stagione, quella che si preparava fino a ieri. E qualche elemento c’era: l’avanzata dei dem alle europee, i risultati buoni alle amministrative. Insomma, un buon viatico per il futuro. Ma la questione-Rai, la politica estera e soprattutto la spina nel fianco-Renzi, hanno complicato le cose.

Conte, ieri ha terremotato il “campo largo”, diventato definitivamente “campo santo”, dando per concluso il tentativo di mettere insieme tutte le opposizioni, lasciando basiti Verdi e Sinistra, che ad esempio, sulla RAI avevano tenuto la stessa linea dei 5 Stelle.

Un effetto-domino: ha rimesso perfino in discussione l’alleanza in Umbria e Emilia Romagna; regioni che voteranno a novembre, poche settimane dopo la Liguria: qui l’intesa sulla coalizione era stata raggiunta già ad agosto, comprendendo pure Italia viva.

Il vulnus, come detto, è Renzi: “Io non sono disponibile ad affiancare il mio simbolo a quello di Renzi”. Una ‘bomba’ che ha lasciato letteralmente senza parole la segretaria Elly Schlein, che provata dall’improvviso no dell’alleato sulla carta, non ha voluto commentare, abbandonando la Camera e chiedendo a tutti di evitare polemiche. Ma il dato è tratto.
E per la Schlein non si annunciano tempi facili. Già le diplomazie sono a lavoro per ricucire (si veda l’azione di Boccia).

Marco Furfaro, astro nascente dem, a ‘Porta a porta’, non ha nascosto la sua rabbia “Quando l’opposizione si spacca Giorgia Meloni festeggia”.

Stessa rabbia di Conte, prezzemolo ingombrante, ma capace di far saltare ogni gioco di Palazzo (ha fatto cadere il Conte-2, con appena l’1,9% dei consensi): “Se Conte vuole fare una battaglia contro la Schlein, faccia pure. Ma non sulla pelle dell’Emilia Romagna, terra che ha già formalizzato la coalizione. Noi ci saremo, con il nostro simbolo e i nostri candidati. Non mettiamo veti nei confronti dei grillini anche se hanno fatto l’opposizione a Bonaccini. Ma non siamo disponibili a subirne”.
Cosa accadrà ora? La segretaria dem ha due strade: o ancorarsi verso l’ala estrema (con Avs), o guardare proprio al centro, con i moderati Renzi e Calenda (spiazzando Tajani). Ma mancando Conte, sarà difficile la vittoria numerica contro il centro-destra.
Resta un mistero la regressione politica dell’ex-avvocato del popolo: che abbia giocato una carta interna per riaggregare la componente ribelle vicina a Grillo (si avvicina l’assemblea costituente)?
Oppure appalesa ulteriormente quello che è un limite ideologico dei pentastellati? La vocazione egemone, totalitaria del movimento, che con la sua postura moralista e populista non può accettare alcuna compromissione politica, pena l’annacquamento delle sue posizioni. Quando lo ha fatto in passato si sono visti i risultati: da no-tutto, si sono trasformati nei peggiori-migliori, trasformisti politici, puntellando quel sistema di potere che volevano aprire come una scatola di tonno.

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