Pontida, la Santa Alleanza funziona, ma dopo il processo Open Arms la Lega si lega a Vannacci?

lunedì, 7 Ottobre 2024
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Processo o non processo, “i confini” di Matteo Salvini, proclamato “eroe” da Orban, si sono allargati. Che fosse una prova di forza numerica e politica, si sapeva. Sta di fatto che a Pontida la Lega ha ribadito la sua strategia “di lotta e di governo”. Anzi, “governo di lotta” (terza via, come dicono gli osservatori). Un modo per riacciuffare i tanti scontenti del mancato sovranismo (in realtà, sovranismo pragmatico) della Meloni, in ordine alle politiche economiche (in continuità di fatto con Draghi), e in ordine alle politiche internazionali (troppo prone agli Usa, a Bruxelles e all’Ucraina), collocandosi in un perimetro destro alla destra di Fdi, costretti dalla premier a interpretare un conservatorismo-repubblicano ancora sulla carta; una sorta di ipotesi giornalistica, stretta tra il Carroccio e Fi.
E un modo per rappresentare gli italiani che non votano e che sono delusi dalla politica in toto. La raccolta delle firme pro-Salvini sta andando alla grande. Ed è un fatto.
“Governo di lotta”, ma pure “lotta di governo”. E’ ovvio che l’obiettivo, il nemico naturale, siano gli azzurri.
Non a caso la polemica giovanile contro Tajani “scafista”, la dice lunga su un’operazione mediatica, certamente preparata a tavolino e, subito dopo, nel nome di uno scontato marketing, derubricata a goliardia stupida, da parte di Salvini, confermando la sua fedeltà all’alleato moderato.
Coesione del partito e dell’esecutivo possono convivere? Quasi mai. E poi, si avvicinano le campagne regionali (Umbria, Liguria ed Emilia); quindi, ogni mossa deve essere ben calibrata e studiata, specialmente sul piano della propaganda.
Il Capitano, come noto, da tempo, vive sull’orlo di una crisi di nervi. Da un lato, sente il fiato sul collo dei maggiorenti del partito, quei governatori del Nord che non condividono il nazionalismo italiano, preferendo come da narrazione e tradizione post-bossiana, il nazionalismo padano. Dall’altro, i numeri sono ancora con lui, grazie alle 500mila preferenze europee del generale Vannacci.
Il quale, ovviamente ha enfatizzato la sua appartenenza alla Lega, ma si comprende perfettamente come stia muovendosi in due direzioni: una dentro la struttura, si chiama scalata congressuale (non l’ha confermato, né smentito); l’altra fuori, si chiama movimento o soggetto politico personale.
Ha detto a Pontida che “non userà mai il partito come un taxi”. Ma ciò che ha colpito è che lui ormai può dire ciò che lo stesso Salvini, per motivi istituzionali, non può più dire, almeno nelle forme così dirette ed esplicite. Stiamo parlando della cittadinanza, “conquistata sul Carso” (Dio-patria-famiglia), dell’identità storica, del pericolo Islam, del mostro-Ue, della sicurezza, del no all’immigrazione.
Vedremo come andrà a finire. Il raduno comunque, ha registrato un punto a favore di Salvini. Si è rafforzato il fronte sovranista europeo, la “Santa Alleanza”, con la presenza dell’ungherese Orban, dell’olandese Wilders, del portoghese Ventura, dell’austriaca Svazek; presenze impreziosite dai video-messaggi della Le Pen, di Bardella, di Bolzonaro, e dai tweet del trumpiano Musk.
Un successo a tempo. Le ruggini nell’esecutivo (lo scontro con Fi) si fanno e si faranno sentire. E se i prossimi appuntamenti elettorali impediranno ulteriori fibrillazioni, alla lunga potrebbero erodere, consumando la compattezza della maggioranza. Troppi i temi oggetto di disputa: la manovra, le partite Iva, gli extraprofitti bancari, l’economia, le guerre, le armi, il rapporto con l’Europa e appunto, lo ius scholae.
Con i governatori (Fedrica, Zaia e Fontana) che aspettano il passaggio del cadavere. Dopo il processo.

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