Adesso la Schlein ha veramente paura. Teme che lo scontro frontale con la Meloni (il bipolarismo mediatico-femminile all’ennesima potenza), l’aggrapparsi a temi e posture radicali e molto ideologiche, alla fine non paghi.
E’ la “sindrome-Trump”. Molto più di una semplice fotografia che riguarda e frena da anni la sinistra, e in particolare il Pd.
Come noto, il partito non vince più un’elezione democratica, va al governo solo grazie a formule di emergenza calate dall’alto (spesso dal Quirinale), o in virtù di vie giudiziarie a cui ricorre religiosamente quando ha poco da dire, mancano idee e classe dirigente (nonostante l’autonarrazione da superiorità etica), all’altezza delle trasformazioni strutturali della società e delle nuove esigenze e angosce popolari.
La vittoria del tycoon negli Usa cosa ha dimostrato? Innanzitutto che l’America, l’Europa (e non solo l’Italia) vanno a destra. E non si tratta della mancata esatta analisi da parte della sinistra, ma delle ricette su temi come l’immigrazione, la sicurezza, l’economia, e adesso pure sulla pace, che evidenziano la superiorità della destra.
E non la capacità dei sovranisti di cavalcare le paure, le pulsioni, gli egoismi peggiori, ma il contrario: le risposte della sinistra o non ci sono o sono fallimentari (numeri e dati alla mano).
E ancora: Trump ha confermato la centralità di una categoria politica alternativa al passato: non solo “destra contro sinistra”, ma “alto-basso” (popolo contro casta). E inesorabilmente la sinistra globale è percepita da decenni come casta, mainstream, establishment.
Non sono serviti, infatti, gli appelli in favore di Kamala da parte di attori, cantanti, influencer, quasi tutto lo star system. E se i latinos e gli afro-americani, in maggioranza, hanno scelto Trump, una ragione ci sarà.
Il bipolarismo interno alla sinistra è desolatamente “Casta-Casting”. E quindi, operai, ceto medio proletarizzato, le province profonde, i professionisti sono andati a destra.
Luca Ricolfi, sul Messaggero, ha dato il carico da undici: “La lezione che deve imparare la sinistra è l’adesione acritica al politicamente corretto (cultura woke, ideologia gender, cancel culture)”.
Tradotto, l’ideologia dei diritti civili al posto dei diritti sociali.
Cosa farà ora la Schlein? Dopo le sconfitte del centro-sinistra alle europee, in Liguria, adesso il flop anche in Emilia e in Umbria?
Se il Pd non sta messo male, il campo largo è diventato strettissimo, quasi un campo santo.
Cambiare o perire? Insistere con Conte o pensare al duo Calenda-Renzi? O fare una grande ammucchiata contro la destra e il “ritorno del fascismo”?
Per il momento l’ordine di scuderia, è parlare con la gente (lo chiamano il “gentismo”), insistere sui temi precisi come la sanità, il salario minimo, i tagli all’Welfare.
Intanto Elly è indecisa se partecipare alla manifestazione della Cgil e Uil, al fianco di Landini.
Un brivido percorre la sua schiena: se pure Landini farà come Conte (il sogno del sindacalista di scendere in campo), la fregatura per i dem (e per lei) potrebbe diventare doppia.



