Meloni-Lo Voi: la guerra è appena iniziata

venerdì, 31 Gennaio 2025
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Risponde ferma, decisa e senza peli sulla lingua la premier Giorgia Meloni, sembrerebbe scossa dopo il titolo a chiare lettere sul Financial Times che la vede indagata, ma per il bene del paese cerca di mantenere il suo aplomb istituzionale. E lo fa durante il programma tv: “La Ripartenza” sulle reti mediaset, alzando senza timori la sua arringa contro le toghe e contro l’accusa che alcuni giorni fa è arrivata contro di lei e il suo esecutivo dal procuratore Francesco Lo Voi per la scarcerazione del generale Almasri. “Un atto dovuto” così sentenzia la premier rispondendo ai microfoni di Porro, e aggiunge: “Tutti sanno che le procure hanno la loro discrezionalità e lo dimostrano le numerosissime denunce fatte dai cittadini nel periodo del Covid”. La tesi secondo la Meloni sembrerebbe questa. In sintesi se in quegli anni tanti giudici decisero di non iscrivere l’allora capo del governo nel registro degli indagati, oggi, sul caso Almasri, hanno inviato l’avviso a Meloni, Piantedosi, Nordio e Mantovano. Secondo la premier contro questo governo agiscono magistrati politicizzati che cercano di colpire chi non è schierato con loro e questo è chiaramente un danno per la nazione. “Si candidassero loro se vogliono governare e decidere la politica dell’immigrazione quella ambientale e quella industriale” aggiunge in chiosa il presidente del Consiglio. Una diretta sferzata contro l’accusa da parte della Meloni, che la vede rinviata a giudizio per il caso del pluricondannato generale Almasri liberato dalle carceri libiche, caso che ha innescato un vero e proprio terremoto nella politica nazionale. E mentre l’opposizione grida e pretende che il premier si presenti in aula alla Camera a dare chiarimento sui fatti, arrivano anche le prime tegole sul capo del procuratore Lo Voi che a quanto sembrerebbe da fatti e documentazioni, colui che ha emesso l’avviso di garanzia per i membri del governo aveva in passato utilizzato il volo di Stato per ragioni di sicurezza per spostarsi da Roma a Palermo e che il sottosegretario Alfredo Mantovano aveva fermato quella possibilità. Imbarazzo e accuse forti sono arrivate subito da parte del Consiglio Superiore della Magistratura che accusa il procuratore che si sia mosso in contrasto con il codice di procedura penale. Ormai è guerra aperta dunque tra stato e magistratura. 

 

 

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